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Maria Mancini. L'intrigante tiburtina che fece innamorare il Re Sole

a cura della dott.ssa Ottavia Domenici.


Maria Mancini come Cleopatra-Jacob Ferdinand Voet, 1663-1672, olio su tela, Musei Statali di Berlino

Francia, metà del XVII secolo. Anna Maria Mancini, non ancora principessa Colonna, all’età di soli quindici anni si insinua trionfalmente alla corte di re Luigi XIV, meglio noto alla storia come il Re Sole.

La vita di Maria fu tutt’altro che noiosa, bensì ricca di colpi di scena e di passioni. Definita non a caso dallo scrittore francese Louis de Rouvroy, più conosciuto col nome di Saint-Simon, nelle sue “Mémoires” «la plus folle et toutefois la meilleure de ces Mazarine», in nome della propria indipendenza rifiutò sempre quel ruolo perfetto di moglie devota e madre ineccepibile che la società dell’epoca esigeva da una donna del suo rango. 

Nipote del futuro cardinale Giulio Raimondo Mazzarino, Maria nacque a Roma il 28 agosto 1639 da Michele Lorenzo Mancini e Girolama (o Geronima) Mazzarino. Il padre Lorenzo, aristocratico esperto di astrologia e oroscopi, passione quest’ultima che lo rese sempre inviso alla corte di Francia, discendeva da una famiglia patrizia romana, gli Omni Santi poi Mancini, verosimilmente originaria di Tivoli

All’età di sette anni, per completare la sua educazione, Maria fu spedita presso il monastero delle benedettine di Campo Marzio, dove era badessa la zia Clelia Mazzarino. Poco prima della morte del padre, la madre Geronima affidò la cura dei suoi tre figli e delle sue sette figlie allo zio Giulio il quale aveva già da tempo consolidato il suo potere presso la corte francese, dapprima come cardinale, nominato da papa Urbano VIII il 16 dicembre 1641, e successivamente come primo ministro, nel 1642.

Nel 1648 Mazzarino aveva già condotto in Francia alcuni dei suoi nipoti ma fu solo nel 1652, quando la scena politica francese raggiunse un pur precario equilibrio dopo i moti di rivolta parlamentari (le Fronde), che chiamò a corte le sorelle Geronima e Laura Margherita Martinozzi e i nipoti, Filippo Giuliano e quindi Maria. Giunte in Francia soggiornarono dapprima ad Aix-en-Provence presso la residenza di Laura Vittoria, la maggiore delle figlie Mancini, già sposa di Luigi di Borbone-Vendôme nonché duchessa di Mercoeur, sotto la cui guida appresero la lingua francese e le usanze di corte. Da qui si trasferirono a Parigi dove Maria venne accolta nel convento della Visitazione a Faubourg Saint-Jacques sotto la tutela di Marie-Elisabeth de Lamoignon.

Raggiunse la corte di Anna d’Austria solo nel 1655 quando Marie de Venel, dama d'onore di Laura Mancini, decise di accoglierla sotto la sua ala protettrice. La regina, colpita dalla beltà e lo spirito delle ragazze, volle occuparsi personalmente della loro educazione, tanto che finirono ben presto per condividere i loro giochi e il tempo libero con il re e suo fratello. Già lo zio e cardinale Giulio Mazzarino aveva in serbo unioni vantaggiose per le sue nipoti e per la sua casata, tanto che avviò prontamente delle trattative per un matrimonio tra la giovane Maria e Armand Charles de La Porte, marchese di Meilleraye, il quale tuttavia si innamorò della sorella Ortensia che sposò poi il 1 marzo 1661. 


Maria Mancini come Armida, Carlo Maratta, olio su tela, 1669, Sala del Baldacchino, Palazzo Colonna, Roma

Maria non poteva certo vantare qualità fisiche fuori dal comune; poco fascinosa e a tratti sgraziata, ritenuta assai meno attraente delle sorelle e delle cugine, trascorse i primi anni a corte a margine della vita sociale. Tuttavia furono proprio il suo esprit e la sua erudizione a conquistare un ancora giovane ed inesperto re Luigi. Nonostante la breve parentesi d’amore con la sorella Olimpia, che sposò poi nel 1657 il principe Eugenio Maurizio di Savoia-Carignano, i due giovani trascorrevano molto tempo insieme, tra passeggiate, balli e letture; il monarca francese amava la sua vivacità e la sua sete intellettuale. Organizzò per Maria un torneo cavalleresco durante il quale impugnò uno scudo su cui aveva fatto apporre la leggenda «Né uno più grande né uno pari». Si narra che re Luigi avesse persino imparato l’italiano pur di compiacere alla sua amata e di leggere assieme i grandi romanzi dell’epoca. Seppur mai consumato il loro fu un amore romantico, platonico, idealistico che divenne ben presto manifesto a corte suscitando in tal modo l’indignazione della regina madre Anna d’Austria che sognava, o meglio sperava per una più alta ragion di Stato, un matrimonio reale degno della sua persona.

L’idillio venne così infranto dalla decisione di Anna d’Austria di far convolare a nozze suo figlio con Margherita di Savoia, figlia di Vittorio Amedeo I duca di Savoia e Cristina di Francia, sorella di Luigi XIII. Il matrimonio sabaudo tuttavia svanì e nonostante i numerosi tentativi di recuperare i rapporti con Maria, il re Luigi si piegò al volere dello Stato accettando di sposare la cugina Maria Teresa d'Asburgo, figlia di Filippo IV di Spagna, sancendo l'alleanza tra le due più grandi monarchie europee ed evitando in tal modo un conflitto certo. Il 22 giugno 1659 Maria Mancini venne fatta allontanare dalla corte assieme alle sue sorelle e Marie de Venel, per ordine dello zio. Maria fu relegata dapprima a La Rochelle, per poi trasferirsi nella più solitaria Brouage dove mantenne tuttavia una viva ed appassionata corrispondenza con il Re.

Fu solo il matrimonio con l’Infanta, celebrato il 9 giugno 1660, a porre definitivamente fine alle speranze ancora vive di Maria che sognava, nonostante la ferma avversione di Anna d’Austria ed ora anche dello zio il Cardinale, di ricongiungersi con il suo amato. I piani di Mazzarino però non potevano dirsi ancora conclusi; in accordo con il cardinale Girolamo Colonna avviò una trattativa per stringere un’alleanza con la famiglia romana, concedendo in sposa sua nipote con una ricca dote al nobile Lorenzo Onofrio I Colonna. Le nozze furono celebrate a Parigi il 15 aprile 1661 nella cappella reale del Louvre. Maria, ora principessa Colonna, si separò così da Luigi XIV e si trasferì in Italia. L’amore sconfinato e mai soppresso per il re sembrava averla gettata in un profondo sconforto, alimentato del resto dai ripetuti tradimenti del marito il principe Colonna.

Ferita nell’orgoglio, nella Roma dei Papi continuò non di meno a condurre uno stile di vita “alla francese”, partecipe della vita culturale e sociale dell’epoca, forte del suo spirito ribelle e superando le malelingue dei salotti romani e le gelosie del marito. Da questa unione nacquero tre figli, Filippo, Marco Antonio e Carlo, futuro cardinale, che provarono fortemente la salute di Maria. Frattanto la vita coniugale continuava a logorarsi, i dissensi e i ripetuti nonché reciproci tradimenti ripresero ad acuirsi fino a sfociare nel 1672 in una vera e propria fuga progettata insieme alla sorella Ortensia, anch’ella separata dal marito, in direzione della Francia. Maria temeva inoltre per la sua stessa vita, vittima della furia e delle minacce del marito Lorenzo. Fiduciosa di riconquistare il cuore di colui che era divenuto il più grande re d’Europa e sicura di ottenere da questi protezione, vide infrangere nuovamente le sue speranze, tanto che lo stesso Luigi XIV le inviò una lettera in cui la esortava a fare ritorno a Roma oppure a ritirarsi in convento. 


Le Tre Nipoti del Cardinale Giulio Raimondo Mazzarino- Maria e Olimpia Mancini-autore sconosciuto, arte francese, 1660 circa, collezione del Petit Palais, Parigi, Francia

Scossa, si persuase a ritirarsi a vita monastica senza però mai prendere i voti e accettò di entrare nell'abbazia di Lys. Limitata nelle sue libertà lasciò ben presto tale sistemazione e da questo momento avrà inizio per Maria un lungo periodo costellato di nuovi incontri e vagabondaggi tra Torino, Colonia, Bruxelles, Anversa e infine in Spagna dove il marito, divenuto viceré d’Aragona, dopo l’ennesimo rifiuto di tornare a casa e dopo l’ennesima umiliazione, la fece rinchiudere nell’Alcázar di Segovia per ben cinque mesi.  Dopo ulteriori trasferimenti da un convento all’altro, solo la morte di Lorenzo, avvenuta il 15 aprile 1689, e le pressioni dei suoi familiari riuscirono a riportarla a Roma. Senza tradire il suo temperamento inquieto, riprese in fretta la sua vita raminga tra Madrid, Toledo, poi di nuovo in Italia a Firenze e Venezia e ancora in Francia dove, nel 1705, rifiutò di incontrare il re nella sua reggia a Versailles. 

Colpita da una serie di lutti familiari, si ritirò a Pisa, dove morì l’11 maggio del 1706 e dove fu sepolta, assieme alla collana di 35 perle che il re Luigi le donò al momento della rottura e all’anello con diamante che il principe Lorenzo le infilò al dito nel giorno del loro matrimonio, nella chiesa del Santo Sepolcro, dove ancora oggi si conserva la sua lapide.  Uno dei maggiori storici di Luigi XIV, ovvero Louis Bertrand, definì quello per Maria Mancini come il primo ma anche come il solo amore del re. Un amore che andava ben oltre la politica e la ragion di Stato, un amore insomma per il quale la giovane Maria si batté contro tutto e tutti. Passata alla storia insieme alle sue sorelle e alle cugine con l’appellativo di Mazarinettes, dal nome dello zio il Cardinale Giulio Mazzarino, Maria si distinse per un temperamento vivace ed orgoglioso. Avventata ed impulsiva, ma non per questo meno intelligente, giunse addirittura a macchiare la sua vita di infamia a causa delle ripetute fughe e dei numerosi tradimenti che colpirono l’onore di un seppur poco rispettabile marito, il principe Lorenzo Colonna. Ciò nonostante Maria mai tradì la sua natura inquieta, libera e selvaggia; si abbandonò come una qualunque fanciulla della sua età e della sua, ma potremmo anche dire nostra, epoca alla forza travolgente dell’amore e della passione. 

Fonti bibliografiche:

-Cascioli, Giuseppe (1928)
Gli uomini illustri o degni di memoria della città di Tivoli dalla sua origine ai nostri giorni, vol. III, Tivoli, 1928.

-Galateria, Daria (1987)
Maria Mancini connestabile Colonna. I dispiaceri del Cardinale, Sellerio editore, Palermo, 1978.

-Gerosa, Guido (1998)
Il Re Sole. Vita privata e pubblica di Luigi XIV, Mondadori, Milano, 1998.

-http://crownstiarasandcoronets.blogspot.com

-www.baroque.it

-www.treccani.it






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