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Lucio Munatio Planco, il Generale Leggendario - II° parte

A cura del dott. Giovanni Di Braccio.


Busto di Lucio Munazio Planco, museo della civiltà gallo-romana di Lyon-Fourvière.


Con l'assassinio del più carismatico ed illustre membro della Gens Iulia*(1) Roma e la Repubblica, nella loro quasi totale interezza, videro dei profondi sconvolgimenti di tipo sociale,politico e militare, nonché economico. In questi concitati momenti molti protagonisti delle future guerre civili si trovarono in stato di confusione: il giovanissimo Ottaviano, nipote del Dictator lo fu più di altri a causa del testamento dello zio, che contro ogni favolistica previsione lasciò tutta la sua eredità, materiale e spirituale, all'oscuro figlio di Azia Maior; altri, come Marco Antonio, si trovarono in pericolo mortale. Egli fu senza dubbio colui che più di altri rischiò la morte a Roma, sia per linciaggio della nutrita schiera degli anti-cesariani che per opera dei cesaricidi, che cercò con tutte le sue forze di non attaccare ma lodare in Senato, con incarichi prestigiosi, facendo confermare cariche precedenti, come nel caso di Decimo Bruto nuovamente governatore nella ricca provincia della Gallia Cisaplina. Le cronache ci narrano che dopo lo sciagurato episodio delle Idi di Marzo, il giorno 17 il Senato convocò una seduta plenaria straordinaria presso il tempio della Dea Tellus*(2) in cui Marco Antonio, Munazio Planco (il quale in brevissimo tempo fu dichiarato Senatore) e lo straordinario oratore, nonché uomo dalle incredibili capacità politiche, Marco Tullio Cicerone espressero la loro autorevole opinione circa l'opportunità di concedere l'amnistia ai cesaricidi per evitare i disordini nell'Urbe, proposta che fu appoggiata dalla maggior parte della Curia, tenuta sotto scacco in quel periodo dai partigiani di Cassio e dei due Bruti, come poc'anzi ricordato. Nell'estate, su pressione di Antonio, furono riconfermate le cariche dei Governatori delle due Gallie e di tutte quelle Provincie convalidate in precedenza da Cesare, dove a Decimo Bruto spettò la Cisalpina, come sopra, Planco ottenne la Chiomata o Comata*(3) ma fu negata ai due la prestigiosa e importantissima carica del Consolato proposta dal Divo Giulio: tutto ciò fece infuriare Planco e lo si può evincere dalle epistole inviate al fraterno amico Cicerone, dove si chiede con insistenza di essere confermato alla suddetta, sia per meriti militari che per cieca fedeltà alla morente Repubblica. Dopo l'estate la situazione mutò nuovamente con i cesaricidi in alleanza con Cicerone, il quale tentò di riorganizzare l'Urbe e l'esercito, mentre Planco si schierò al suo fianco contro Antonio e l'ex triumviro Marco Emilio Lepido, facendo fronte comune con Decimo Bruto ricongiungendo i due eserciti confinanti d'Oltralpe. Tra la fine dell'autunno e l'insorgere dell'inverno Planco si trovò a fronteggiare l'ennesima insidia, questa volta non di matrice romani, bensì dai Rezii*(4) alleati di tribù galliche che cercarono di penetrare con forza nei territori della Provincia Comata, approfittando dei disordini generati dalle guerre civili intestine tra i vari generali romani: pur tuttavia le aquile italiche di Planco*(5) sconfissero abilmente i barbari, nei pressi dell'attuale Basilea, facendo grande eccidio della popolazione e catturando molti uomini utilizzati poi come schiavi nel ricco bottino di guerra.


Illustrazione di legionari in un paesaggio montano e nordico.

A seguito di ciò Munazio chiese, inutilmente, l'Imperium per celebrare il trionfo a Roma, incontrando l'ostilità della fazione fedele al figlio di Cratero*(6). Agli inizi del anno 43 a.C. anno 710 Ab Urbe Condita, la situazione politica degenerò rapidamente poiché il Senato con Cicerone e Ottaviano (il quale si sta facendo largo tra i senatori) sentendosi gravemente minacciati da Antonio gli intimano di lasciare il comando delle Legioni, sollevando dall'incarico i governatori provinciali precedentemente nominati dal braccio destro di Cesare*(7), e proclamando contestualmente lo stato di pericolo affidando, secondo consuetudini squisitamente repubblicane, il comando delle azioni di guerra ai consoli Aulo Irzio e Gaio Vibio Pensa e ordinando in un primo momento a Lepido e Planco di accorrere con l'esercito in Italia, per la difesa della Repubblica. Tuttavia, in marzo, nella Curia si apprese che anche Silano*(8) aveva abbracciato la causa di Antonio e per timore e paura che sia Lepido che Planco lo imitassero fecero inviare dei messaggeri ufficiali a comunicare che il loro prezioso aiuto militare non era più necessario, ma che avrebbero dovuto mantenere salda la posizione nelle provincie Galliche. Il 14 aprile, su proposta dell'oratore di Arpinum*(9) si deliberò tramite decreto di fondare una Colonia romana ad opera di Planco con genti galliche scacciate a forza da Vienna Narbonense, per mano della tribù dei Galli Allobrogi; si stabilì che nel luogo compreso tra il fiume Rodano e l'Arar fosse fondata la nuova città chiamata Lugdunum*(10) la quale successivamente divenne la capitale della Provincia nonché luogo natale del futuro Imperatore Claudio.


Teatro romano di Lugdunum, odierna Lione.


Ad aprile. e specificatamente verso il 21, Planco su esortazione di Cicerone cercò di andare in soccorso a Decimo Giunio Bruto assediato a Modena dall'esercito di Antonio: tuttavia Planco non intervenne nel combattimento, lasciando ad Antonio l'opportunità sconfiggere, seppur parzialmente, Bruto. Di questo suo atteggiamento politicamente ambiguo ne parlano le fonti: sia Cicerone, poc'anzi rammentato nelle sue Epistole, ma sopratutto con Valleio Patercolo si registra una critica feroce a Planco a proposito di questo suo spregiudicato atteggiamento calcolatore e opportunista, tenuto in futuro anche con Ottaviano, lo stesso Antonio e perfino con il paterno amico Cicerone.
Il 26 aprile Planco attraversò il Rodano, con tutta la sua cavalleria, contro l'avanguardia delle forze di Antonio, che si erano spinte sino ai confini della Comata, seppur senza scontrarsi, difendendo gli uni e gli altri le Province. Il 12 maggio  Planco fondò nuovamente una colonia, che in questo caso verteva su un vicus gallico già presente in loco, nella città di Cularo*(11) e in 2-3 ordinò la costruzione un ponte ligneo tra i fiumi Isère e Drac, ponendosi a difesa della sua zona d'appartenenza.
Città moderna di Grenoble.
Nell'estate venne fondata da Planco. sempre su decreto senatorio, Raurica*(12) nel cuore del territorio dei vinti Rezii, nei pressi del fiume Reno.

Teatro romano di Basilea.

Verso l'autunno si assistette a un nuovo cambio di alleanze politiche, con l'abbandono dell'amico Bruto, ormai esautorato anche dal suo stesso esercito, e un nuovo apparentamento con Antonio, il quale intanto era intento nel rinnovare il nuovo triunvirato con Marco Emilio Lepido e Cesare Ottaviano, andando contro i cesaricidi e la fazione sostenuta da Cicerone, contrapposizione che culminerà poi nella battaglia di Filippi del 42. Il Generale Tiburtino. seppur personaggio influente, in questa fase non riuscì a salvare dalla proscrizione suo fratello pretore Gaio Plozio Planco (rimasto comunque favorevole alla classe senatoria, in contrapposizione alla politica opportunistica del suo più illustre fratello).
Fu tra dicembre e gennaio del 43/42 che Planco assurse agli onori più prestigiosi che la Repubblica potesse offrirgli: venne designato console con il collega triumviro Marco Emilio Lepido e celebrato nel trionfo in pompa magna a Roma per aver vinto in precedenza contro i barbari, che in questa circostanza furono incatenati, in processione, lungo la Via Trionfale; il Trionfo culminerà al tempio Capitolino di Giove, con Planco che offrì dediche bronzee al “Padre divino dei romani” tra cui si registra una vittoria alata di notevole pregio  artistico.

I soldati al seguito del carro trionfale, in mezzo all'esaltazione dei cittadini festanti, ripetevano tra i motteggi i versi  “I due Consoli celebrano il trionfo sui Germani*(13) e non sui Galli”.


Illustrazione di un generale in trionfo.

Sotto il suo consolato furono esposte molte tavole di proscrizione*(14) che pur tuttavia non contenevano più condanne a morte, come nelle celebri liste sillane, ma solo confische di beni a cittadini viventi, ripristino di vecchie tasse un tempo abolite o l'introduzione di nuove,che in gran numero venivano a gravare sui terreni e sugli schiavi posseduti, affliggendo i cittadini in misura quantomeno sopportabile. Subito dopo la celebre disfatta dei cesaricidi a Filippi, Planco (che non partì per il fronte di guerra), fu incaricato a Beneventum di sovrintendere l'espropriazione, la deduzione e l'assegnazione delle terre ai veterani che tanto si erano dimostrati valorosi in quel di Macedonia. Terminate le schermaglie con i partigiani di Cassio e Bruto ripresero vigore le ostilità tra Antonio e Ottaviano, con Planco che si schierò con il nuovo amante di Cleopatra Regina d'Egitto*(15): durante la distruzione dell'antica città di Perusia*(16) Planco, nel fronte antonino, si arrese al futuro Augusto che per magnanimità lo lasciò libero, incolume e che arrivò, nel 40 a.C., a commissionargli perfino l'incarico di scortare fuori dall'Italia Fulvia, moglie tuscolana di Marco Antonio, divenuta tra l'altro anche l'oggetto della discordia tra i due triumviri. Planco, nel medesimo anno, si trasferirà, almeno fino al 31 a.C. nell'Oriente romano con Antonio, assumendo via via incarichi e cariche di prestigio come il Proconsolato d'Asia, con capitale a Efeso, e tra il 36 e il 35 il Governo della ricchissima Provincia di Siria con la favolosa Antiochia come sede provinciale.


Tyche di Antiochia, copia romana di originale greco.  

                      
Artemide Efesina Villa d'Este, copia in travertino.


In questa fase Planco partecipò alla spedizione di Antonio e Cleopatra in Oriente contro i Parti con alterne fortune anche se il Generale Tiburtino, coadiuvato da Avidio Basso, strappò ai Parti, con una vittoria militare, la Provincia dell'Armenia celebrando cosi un nuovo trionfo e titolo di Imperator, questa volta non nell'Urbe bensì ad Alessandra d'Egitto sede del Governo del Triumviro Antonio e la Regina di discendenza Greco-Macedone*(17). Questo evento, accaduto nell'anno 34, venne celebrato anche in una moneta argentea con zecca itinerante a lui dedicata, dove al dritto compare il praefericulum (anfora usata durante le libagioni sacrificali), il lituo (bastone sacrale dalla punta ricurva, la cui forma venne poi utilizzata nel cristianesimo per il pastorale dei Vescovi) e la titolatura M.ANTON[IVS], mentre al rovescio vi è al centro il praefericulum con folgore, caduceo e la scritta L[VCIVS] PLANCVS IMP[ERATOR].

(Per un ulteriore approfondimento su tali emissioni monetarie è possibile consultare l'articolo “La Zecca Tiburtina” al seguente link https://www.archeotibur.org/p/la-z.html, a cura del dott. Giovanni Di Braccio e Christian Doddi)


Denarius di Marco Antonio, circa 34 a.C.


Dal 39 al 32 Planco risiedette nel palazzo Reale della favolosa città fondata dal Re-Eroe macedone*(17) alla corte dell'odiata/amata Cleopatra: è qui che secondo le fonti si dilettò a capo cuoco per sfarzose prelibatezze reali, similarmente alla celebre cena di Trimalcione nel Satyricon di Petronio ArbitroPatercolo affermò che in questo frangente fu il più basso adulatore della Regina e che durante un banchetto si presentò nudo, dipinto d'azzurro, con una coda finta e capo chino, reggendosi sulle ginocchia, mimando il personaggio di Glauco*(19). Alla fine del 32 tenterà, assieme ad altri generali, di far perdere ad Antonio stima e fiducia di Cleopatra rea, a parer loro, di manovrare a suo piacimento, come un autentico burattino, il Triumviro.

Antonio tuttavia rimase sordo a queste calunnie e continuò nella sua politica denigratoria contro Ottaviano, fornendo cosi un pretesto di fuga a quei militari che come Planco erano stufi di questa situazione.


Illustrazione di un pomposo banchetto romano.



Nel 31, finalmente, Planco ritornò a Roma accolto a braccia aperte dal futuro Augusto. Qui Planco gli consegnò il testamento di Antonio, avuto dalle sacerdotesse Vestali, che letto in Senato destò scalpore e indignazione poiché vi era scritto che tutto il patrimonio di Antonio sarebbe stato destinato alla Regina e ai suoi figli. In seguito sostenne sfacciatamente che la clemenza del vincitore Ottaviano nei suoi riguardi gli era dovuta per i grandi meriti acquisiti e quando in Senato rinfacciò ad Antonio, che non era presente, ogni sorta di nefandezza, Gaio Caponio ebbe a dire “Per Ercole! Certo che Antonio ne ha compiute di malefatte il giorno prima che tu lo lasciassi!”. Planco, così come in precedenza a Filippi, non partecipò alla battaglia di Azio, per volontà nel Primo Imperatore di Roma. Nel periodo di pacificazione si prodigò, tra il 31 e il 29, a far restaurare a proprie spese il Tempio di Saturno, presso il Foro Romano, spinto e stimolato dalla volontà di Ottaviano che invogliò i ricchi romani e costruire e ricostruire opere pubbliche nell'Urbe e nell'Impero.



Cippo, con ai lati Urceus e Patera, recante iscrizione a Lucio Munazio Planco.
Palazzo Comunale di San Bernardino, Tivoli.

Il 27 gennaio del 27 a.C. in Roma, Ottaviano assunse il nome di Gaio Cesare e successivamente quello di Augusto, l'uno in forza al testamento del prozio Cesare,  l'altro per iniziativa di Planco: prevalse l'idea in Senato di chiamarlo Augusto con un appellativo  pomposo, anche nei luoghi venerandi nei quali a seguito di una cerimonia augurale si consacrava qualcosa. Augusto derivava sia dalla traduzione latina del greco σεβαστός-Sebastòs, ovverosia “venerabile”, sia dal verbo latino augeo, il cui significato è “accrescere, arricchire” e da ciò ne deriva che furono chiamati Augusti coloro i quali, in virtù della benedizione che gli Dei gli riservarono per la loro venerabilità, accrescevano la ricchezza, la floridezza e le fortune dello Stato di cui erano i Sovrani politici e religiosi: lo stesso Ennio lo confermò scrivendo che Poichè Roma gloriosa fu fondata con augusto augurio”. L'ultima carica di una certa rilevanza di Munatio Planco è quella datata al 22, come censore assieme al collega Paolo Emilio Lepido: sia le circostanze che la data della sua morte risultano incerte, seppur dovette decedere in un periodo compreso tra le il 15 a.C e l'1 d.C. a Gaeta, dove tutt'oggi è possibile ammirare il suo poderoso mausoleo.


Ottaviano Augusto come Pontefice Massimo, “Augusto di Via Labicana”, marmo a tutto tondo,.
Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle Terme-Roma.


Approfondimenti:

*(1) Giulio Cesare 100-44 a.C.
*(2) Tellus Dea romana della terra, protettrice della fecondità e dei morti; il suo tempio si trovava nel quartiere romano delle Carine, nei pressi del Colle Oppio.
*(3) Nuova Provincia con capitale prima Narbona poi Lione, creata da Cesare dopo le sue vittorie sui popoli gallici.
*(4) I Rezii o Reti erano un popolo germanico stanziato nella zona delle Alpi Orientali, tra il Trentino e la Svizzera.
*(5) Citazione dell'esercito romano che portava le aquile in testa alla Legione.
*(6) Cratero era il nome dato al padre di Marco Antonio, per l'appunto Antonio, che era perito a Creta ad opera dei pirati.
*(7) Marco Antonio.
*(8) Gaio Giunio Silano.
*(9) Marco Tullio Cicerone.
*(10) Attuale Lione.
*(11) Che cambierà nome in Grazianopolis, nel IV secolo d.C. con il passaggio dell'Imperatore Graziano; attualmente Grenoble.
*(12) Ribattezzata poi da Augusto colonia Raurica Augusta, poi divenuta August e attualmente Basilea.
*(13) Il termine Germani in latino indica sia il popolo dei Germani che i fratelli nati dallo stesso padre e stessa madre.
*(14) Affisse nel Foro romano, ma anche in altri luoghi pubblici della città.
*(15) Marco Antonio.
*(16) Perugia.
*(17) Cleopatra.
*(18) Alessandro Magno che fonda Alessandria d'Egitto nel 331 sulle paludi Meteotidi.
*(19) Glauco nella mitologia greca era figlio di Poseidone e un Naiade: nato umano, si mutò in coda di pesce.

Fonti bibliografiche:

Valleio Petercolo, Storia di Roma, libro II cap.63, 3, cap. 64, 1, cap. 67, 3, cap. 74, 3, cap. 76, 2, cap. 83, 1, cap. 91, 1.

Cassio DioneStoria Romana, libro XLVI 29, 50, 53, libro XLVII 16.

Gaio Svetonio TranquilloDe Vita Cesarum, libro II, Augusto.

Marco Tullio CiceroneAd Familiares, Epistola 10.

PlutarcoVite, Bruto 19.

Gaio Plinio Secondo, Naturalis Historia.


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