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L'eruzione del Vesuvio

A cura dell'ing. Christian Doddi e del dott. Stefano Del Priore

Il Foro della città di Pompei, dominata dal potente Vesuvio.

Il 24 e 25 agosto vengono ricordati nella tradizione storica (erroneamente, probabilmente a causa di un'errata lettura di un passo della lettera di Plinio il Giovane a Tacito: nella sua versione più attendibile e ritenuta veritiera, si può leggere "nonum kal septembres", ovverosia "9 giorni prima delle calende di settembre" corrispondenti al 24 agosto) come i giorni dell'eruzione del Vesuvio, durata circa diciannove ore e avvenuta nel 79 d.C.

Vestibulum e atrium della cosiddetta "Domus di Loreio Tiburtino", scavi archeologici,
Via dell'Abbondanza, Pompei, II secolo a.C.

Basandoci su quanto emerso da recenti scoperte e più approfondite analisi di ciò che venne già studiato in passato, possiamo ritenere che la data dell'eruzione sia da spostarsi di circa due mesi in avanti, al 24 ottobre: bracieri utilizzati per il riscaldamento, dolia contenenti mosto di vino in fase di invecchiamento e frutta secca carbonizzata sollevarono moltissimi dubbi sulla collocazione dell'eruzione nel culmine della stagione estiva.

Ricostruzione grafica 3D di vestibulum e atrium della cosiddetta "Domus di Loreio
Tiburtino", Via dell'Abbondanza, Pompei, II secolo a.C.

Un'ulteriore prova, forse la definitiva, risale allo scorso anno: nell'ottobre del 2018, durante scavi effettuati nella Regio V della città di Pompei, venne rivenuta una scritta a carboncino in una casa che, al momento dell'eruzione, stava venendo sottoposta a lavori di ristrutturazione e ammodernamento. La scritta è datata al 17 ottobre presumibilmente del 79, poiché le scritte a carboncino sono altamente deperibili e svaniscono con molta facilità, pertanto è da escludersi che possa appartenere a un periodo molto precedente all'eruzione. Il testo si presenta non di facile interpretazione, le cui letture più logiche risulterebbero:

"XVI (ante) K(alendas) Nov(embres) in[d]ulsit / pro masumis esurit[ioni]"
da cui

"Il 17 ottobre lui indulse al cibo in modo smodato"
oppure

"XVI (ante) K(alendas) Nov(embres) in olearia / proma sumserunt"
da cui
"Il 17 ottobre hanno preso nella dispensa olearia ..."
Sulla validità e veridicità di tale scritta si discute ancor oggi.

La scritta a carboncino, rivenuta nella Regio V di Pompei nell'ottobre del 2018,
che confermerebbe la data dell'eruzione al 24-25 ottobre del 79 d.C. La scritta è datata al
17 ottobre probabilmente del fatidico anno, poichè essendo tale metodologia di scrittura
 molto deperibile, difficilmente sarebbe potuta restare intatta sul muro della casa per uno
o più anni. Le possibili letturee interpretazioni, di questa importantissima testimonianza
sono riportate nell'articolo, seppur la veridicità di tale scritta susciti ancora acceso dibattiti.

Le fasi della catastrofe vengono raccontate molto dettagliatamente nelle lettere di Caio Plinio Cecilio Secondo, conosciuto come Plinio il Giovane, per lo storico Publio Cornelio Tacito. Un estratto delle lettere ci permette di capire bene quelle fasi dell'eruzione:

"[...] Una nube nera e terribile, squarciata da guizzi serpeggianti di fuoco, si apriva in vasti bagliori di incendio: erano essi simili a folgori, ma ancora più estesi [....] Dopo non molto quella nube si abbassò verso terra e coprì il mare[...]. Cadeva già della cenere, ma ancora non fitta. [...] Scese la notte, non come quando non v'è luna o il cielo è nuvoloso, ma come quando ci si trova in un locale chiuso a lumi spenti. Udivi i gemiti delle donne, i gridi dei fanciulli, il clamore degli uomini: gli uni cercavano a gran voce i genitori, altri i figli, altri i consorti, li riconoscevano dalle voci; chi commiserava la propria sorte, chi quella dei propri cari: ve n'erano che per timore della morte invocavano la morte [...].
Plinio al suo amico Tacito."

L'eruzione del Vesuvio viene associata nella maggior parte delle volte a Pompei, ma l'esplosione vulcanica in realtà seppellì altre città: Ercolano, Stabiae e Oplontis. Ad Ercolano riscontriamo la famosa Villa dei Papiri, appartenuta alla famiglia dei Pisoni, stessa famiglia che possedeva a Tibur una delle domus più grandi dell'antica città. La Villa viene attribuita a Lucio Calpurnio Pisone Cesosino, probabile proprietario anche della villa tiburtina.

A Pompei invece troviamo la cosiddetta "Casa di Loreio Tiburtino", ubicata in Via dell'Abbondanza e risalente al II secolo a.C., attribuitagli erroneamente in passato a causa delle iscrizioni elettorali ivi scoperte; si ritiene inoltre che "Loreio" e "Tiburtino" siano due persone distinte: vergate sui muri esterni della domus, furono rinvenute delle programmata (scritte elettorali) riportanti la dicitura: "Vota Loreius" e "Vota Tiburtinus". Sappiamo odiernamente che la casa appartenne invece a Octavius Quartio, attestato da un sigillo in bronzo ritrovato negli scavi all'interno della Domus Pompeiana. La villa è una delle più spettacolari e lussureggianti della città, difatti è quella che gode di maggior fama insieme alla Casa del Fauno. Altre fonti (vedi "Storia di Tivoli", Franco Sciarretta), invece, indicano Loreio Tiburtino come un poeta di Tivoli che a Pompei scrisse i suoi carmi con la firma "Tiburtinus epoese". Viene inoltre identificato come uno dei principali "poetae novi", conosciuto per di più dagli esperti di letteratura latina.

Fonti Bibliografiche:

-Plinio il Giovane, Epistularum libri, VI, 16, 4;
-Franco Sciarretta, "Storia di Tivoli", Tiburis artistica ed., 2003;
-Fabrizio Pesando& Maria Paola Guidobaldi, "Pompei, Oplontis, Ercolano e Stabiae", guide archeologiche Laterza edizioni, 2018.

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