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Le origini di Halloween.

A cura del dott. Stefano Del Priore.


Accensione di fuochi rituali nella notte inaugurante il periodo di Samhain.


Il 31 ottobre, la notte di Halloween: notte di streghe, fantasmi, spiriti e mostri, notte di zucche spettrali e dolcetti. L'esterofilia, da qualche anno a oggi, ha investito l'Italia anche nelle celebrazioni di alcune festività religiose, sempre più vicine al gusto capitalistico americano come facilmente riscontrabile un po' ovunque. Ciò che ai più è sconosciuto, però, è l'autentico significato della festa di Halloween, l'italica Ognissanti, quando era denominata "Samhain" nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre di epoche remote: le sue origini sono ancestrali, antiche come la paura del buio. Vediamo il perché.


Halloween nella notte dei tempi


La “Ruota” calendariale celtica, simboleggiante il movimento spiraliforme di nascita, vita e morte.

Per comprendere il significato spirituale e simbolico di quanto seguirà, si renderà necessaria una breve disamina sul modus cogitandi e vivendi dei Celti, chiarendo un poco la loro identità, spesso inerme vittima di mistificazioni e interpretazioni moderne. Samhain-Halloween, la più importante festività del mondo celtico dalle origini sino a oggi, quasi certamente esistente anche in epoca pre-celtica attorno all'anno 3000 prima dell'era cristiana, rappresentava, e rappresenta tutt'oggi, il compendio della società, religione e filosofia celtica nonché della loro struttura societaria, dei loro comportamenti, della loro vita spirituale e materiale.

I Celti si stabilirono Europa, a seguito di una migrazione dalle steppe dell'Afghanistan nel 1500 a.C., tra il 1200 e il 1000 antecedenti alla nascita del Cristo, dunque sul finire dell'età del Bronzo e ai primordi dell'età del Ferro. Erano una civiltà guerriera, con una struttura patriarcale divisa in clan dove un capo famiglia esercitava autoritariamente il potere circondato dai suoi consanguinei e dai suoi guerrieri. La donna rivestiva un ruolo altrettanto importante: godeva di ampia libertà, aveva diritto al divorzio, poteva scendere in guerra e affiancare il marito nelle decisioni più importanti. Al rapporto con gli Dei erano preposti i Druidi, classe sacerdotale di sapienti dotti nelle arti divinatorie, naturali, nel moto dei pianeti e delle stelle, nella filosofia e nella divinazione: il loro potere era tale che persino i Re dovevano tacere. I Celti salirono alla ribalta della storia quando alcuni loro esponenti come i famosi Galli, latinizzazione del greco Γαλάται-Galatai dall'endoetnonimo indoeuropeo “Gwal” ovverosia “I Potenti”,  iniziarono a guerreggiare lungamente contro la potenza emergente di Roma, fino alla loro completa sottomissione agli albori dell'impero romano. Le popolazioni di origine celtica, stanziate praticamente in tutta Europa durante l'età del Ferro, credevano in una sorta di panteismo animista, ove ogni manifestazione naturale era dotata di divinità: acque, fiumi, sorgenti, laghi, montagne, rocce, fuoco, vento, foreste. Erano sostenitori della metempsicosi, ritenendo fosse stata insegnata loro da Zalmoxis discepolo di Pitagora, credevano in un beato aldilà insulare, denominato Tír na nÓg, e scandivano lo scorrere del tempo con calendari lunisolari dividendo l'anno in quattro grandi periodi, corrispondenti grossomodo alle nostre quattro stagioni, e segnati da due solstizi (inverno ed estate) e da due equinozi (autunno e primavera). La festività di Samhain, da pronunciarsi all'incirca come Souìn, la più importante del loro mondo, demarcava l'inizio dell'inverno e della stagione della morte, un passaggio atemporale in grado di connettere passato, presente e futuro.

I Celti erano profondamente legati alla natura e alle sue estrinsecazioni, non solo produttive ma sacrali ed estetiche al tempo stesso. Le loro festività non scandivano solamente gli anni lunisolari e le stagioni ma erano contemporaneamente legate e rappresentative della vita agricola, sociale e religiosa. L'anno lunisolare celtico iniziava con l'insorgere della notte dell'ultimo giorno di ottobre e, infatti, l'unità temporale di ventiquattro ore che noi chiamiamo "giorno", presso di loro era definita "notte", iniziando dal tramonto e non dalla mezzanotte. Il primo novembre a partire dal tramonto del giorno precedente era dunque la notte di Samhain, la festività più solenne e più celebrata del mondo celtico. Rivestiva un ruolo talmente importante che tutta la popolazione doveva parteciparvi poiché chi non fosse intervenuto non sarebbe stato ammesso, nel futuro, ai sacrifici, la punizione più severa della loro religione, ottenendo un'interdizione sociale vera e propria causante l'alienazione dell'individuo condannato a essa. L'inizio,il crocevia, costituiva la linea di demarcazione tra l'anno passato e il successivo essendo esso spartito tra estate e inverno, Samhain e Beltaine (quest'ultimo ricorrente il 1° maggio), la primordiale divisione del loro calendario successivamente integrato con le festività di Imbolc, la "Resurrezione" il 1° di febbraio e Lughnasad, lo "Sposalizio di Lugh", il 1° agosto. Samhain, a differenza delle altre festività, durava più di una notte, protraendosi infatti per tre, e rappresentava una sorta di periodo "sospeso nel tempo", fuori dal dominio storico, costituente un canale per entrare in contatto con l'Altro Mondo. Nel mentre in cui ci si approssimava all'ingresso nel periodo buio dell'anno si maturava la consapevolezza di passare attraverso l'oscurità per poi riemergere alla luce, al luminoso splendore della vita, della natura che risorge e si era resi partecipi di un processo ininterrotto, dal forma di spirale: nella morte apparivano i semi della vita e in Samhain i due opposti, vita e morte, vivi e morti, estate e inverno, s'incontravano convivendo per tutta la durata del periodo sospeso. Il simbolismo della partecipazione dei defunti durante Samhain assumeva anch'esso un aspetto primario nello svolgersi della ritualità: i trapassati erano creduti presenti, al fianco dei vivi, poiché per la religione celtica i defunti non "migravano" in regni iperuranici una volta morti ma restavano su questa terra, in un complesso di lontane isole (le sopramenzionate Tír na nÓg) o tumuli funerari, considerati abitati dagli spiriti degli antenati, i quali si muovevano in una dimensione differente da quella terrena. L'accensione e lo spegnimento dei fuochi sacri, dei sacrifici e dei rituali, così come il dialogo con i defunti, erano a esclusivo appannaggio dei sommi sacerdoti, i Druidi, i quali seguivano uno stretto e severo codice di regole affinché ogni gestualità, ogni formula, ogni ritualità fossero eseguite nel miglior modo possibile, essendo l'unica possibilità di non attirare sulla popolazione sventura e carestia.

I morti andavano placati e soddisfatti con offerte rituali di libagioni, tra le quali rientravano dei pani dolci, focacce di orzo e miele, con cui gli spiriti erano onorati, diretti antenate dei dolcetti che,al giorno d'oggi si domandano e consumano dietro la giocosa minaccia di burle e scherzi. Le maschere spaventose che i bambini indossano la notte del 31, invece, rappresentano la modernizzazione delle pelli e pellicce animali delle quali ci si ricopriva durante la celebrazione di Samhain con il duplice scopo di "assorbire" la forza e le caratteristiche dell'animale totemico e, al contempo, mettere in atto un rituale apotropaico ("allontanatore di negatività") contro gli spiriti maligni e ostili i quali, non potendo osservare il volto coperto di chi desiderava allontanarli, non avrebbero potuto esigere vendetta successivamente.

Halloween tra il Medioevo e l'età moderna

"Halloween": chi, nella sua vita, non ne ha mai sentito parlare? Il termine inglese "Halloween" è una contrazione dall'antico scozzese "All Hallows' Eve" traducibile con  "Notte di tutti gli spiriti Sacri" in uso già dal 1556 ed equivalente alla festività cattolica di Ognissanti: sin dal IV secolo dell'era cristiana nelle varie chiese iniziò la commemorazione di martiri e santi. Le prime attestazioni rintracciabili a riguardo di tale usanza sono riscontrabili ad Antiochia durante il periodo pentecostale: nelle chiese di rito orientale secondo anche le fonti di Giovanni Crisostomo e Sant'Efrem di Siria è posta, tutt'oggi, al 13 maggio. Nel 601 dell'era cristiana papa Gregorio I promulgò un famoso editto concernente religioni, credenze e usanze dei popoli che si stavano convertendo al cristianesimo: piuttosto che cercare di eradicarle, il che sarebbe stato di per certo controproducente, il pontefice consigliò di continuare a utilizzarle consacrandole però nel nome del Cristo. Fu ciò accadde anche per Samhain: la Chiesa legittimò tale festività e le popolazioni celtiche continuarono a festeggiarla non prima, però, che degli accorgimenti "tecnici" vennero messi in atto. 

Nel calendario della chiesa cattolica l'origine potrebbe esser coincisa, originariamente, con la commemorazione romana della Dedicatio Sanctae Mariae ad Martyres risalente al 13 maggio del 609 o del 610, anniversario della trasformazione del Pantheon, il Tempio dedicato a tutti gli Dei, in chiesa cristiana ad opera di Bonifacio IV. Fu solo durante il pontificato di papa Gregorio III (731-741) che si scelse il 1° novembre come data della consacrazione della cappella di S. Pietro "alle reliquie di tutti i santi apostoli e di tutti i santi, i martiri e confessori e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo". In età carolingia tale istituzione era oramai diffusa e accettata come data canonica per la celebrazione di Ognissanti e infatti il re franco Luigi il Pio, nell'835, decretò la festività come "festa di precetto" su richiesta del pontefice Gregorio IV e con il beneplacet di tutto il concilio vescovile, denominandola "Dies Festum in Omnium Sanctorum" da cui derivano l'Ognissanti italiano e l'All Hallows Day inglese. Sembra assolutamente fuor di dubbio, come sostenuto dal grande antropologo James Frazer, che la chiesa sovrappose la festività cattolica  a una pagana ben più arcaica, spostando la data della celebrazione dal 13 maggio al 1° novembre e rendendo cosi, de facto, una festività pagana, antichissima, una celebrazione cristiana: a riprova di ciò il Frazer sostiene, con valide ragioni, che Ognissanti era celebrato il primo giorno di novembre anche prima dello spostamento di data voluto da Gregorio IV. 

Attorno all'anno 1000 la Chiesa ritenette opportuno, inoltre, commemorare i defunti  in quanto le anime dei giusti non beati, e di coloro i quali stazionavano nel Purgatorio, non erano ricordati nel giorno di Ognissanti. Fu così che l'Abate Odilone, del famoso monastero di Cluny, prescelse per tale celebrazione il 2 novembre denominandola in latino Dies Manium, la quale divenne in inglese AllSoulsDay e in italiano il Giorno dei Morti: venne così infine a ricostituirsi l'originaria struttura e il significato intrinseco della festività celtica, sia per quanto concernette la durata trina sia per le celebrazioni e i rituali principali. Intelligentemente quest'ultimi vennero ripartiti: a Halloween la sera del 31 ottobre, dalla notte fino al mattino del primo novembre, venne attribuita la parte profana della festa, ovverosia concernente gli aspetti misterici, ludici, folli. La festività, a seguito della carestia del 1840-50 provocata dalla ruggine delle patate che distrusse il prezioso tubero, nutrimento base delle popolazioni delle isole celtiche come Gran Bretagna e Irlanda, emigrò con i propri celebranti nel Nord America mantenendo i suoi aspetti più esclusivi e forse turbolenti, che inizialmente rappresentarono un elemento di rottura con le comunità di origine ed etnie differenti. Con lo scorrere dei secoli questi rituali sono stati progressivamente trasformati venendo spogliati del loro significato più profondo, mutando in folklore e spettacolo, poiché tale reminiscenza delle antiche cerimonie pagane, seppur cristianizzate da oramai più di un millennio, continua a essere invisa a buona parte del clero romano il quale identifica tali usanze come indiretta e inconsapevole adorazione del Demonio. Buona parte di questa nefasta reputazione viene dall'emblema per eccellenza di Halloween, la zucca ghignante: tale simbolismo deriva da un'antica leggenda irlandese, quella di Jack O'Lantern, un uomo malvagio che, una volta morto, non fu ammesso nel regno dei Cieli, a causa dei suoi peccati, tantomeno all'Inferno, avendo ingannato Satana anni prima, ed essendo quindi obbligato a vagare ramingo per la terra, da spirito, illuminando il suo cammino con una lanterna ottenuta ponendo un tizzone ardente all'interno di una zucca.

La notte del 31 ottobre, in ricordo di Jack O'Lantern, si scavano zucche all'interno delle quali si pongono lumini e candele, sagomando gli ortaggi con volti ghignanti e spaventosi al fine di tenere lontani spettri, streghe, fantasmi, diavoli ed entità maligne. L'ancestrale festività di Samhain simboleggiava dunque il termine dell'anno lunisolare, una delle quattro grandi festività agricole che scandivano lo scorrere del tempo per coloro i quali vivevano a stretto contatto con il creato, le Divinità e gli spiriti che in esso dimoravano: l'inizio dell'inverno, della stagione della morte, non era visto come la fine del ciclo vitale o un evento luttuoso quanto, piuttosto, il preludio necessario a un nuovo inizio e alla possibilità di connettersi con il passato, vivendo il presente e proiettandosi al futuro, in un ciclo ininterrotto di vita, morte e rinascita.


La classica zucca di Halloween, simboleggiante la lanterna stregata di Jack O'Lantern.


Fonti bibliografiche:

-Sir George James Frazer, “Il Ramo d'Oro”,"Studio sulla magia e sulla religione", Newton Compton 2006; 

-P.Tacchi Venturi, “Storia delle Religioni” , UTET 1954;
 
-Henri-Charles Puech, “Storia delle Religioni- Slavi, balti, germani e celti”, Universale Laterza, 1978; 

-Mircea Eliade, “Trattato di Storia delle Religioni”, Universale Scientifica Boringhieri, 1976.

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