Benvenuti nel sito ufficiale dell'A.P.S. ArcheoTibur di Tivoli (RM).NUOVO ANNALES VOL. 2 DISPONIBILE

Le origini del Capodanno.

a cura del Dr. Stefano Del Priore.

La vigilia e il primo giorno dell'anno sono momenti che, al giorno d'oggi, simboleggiano feste, raduni, concerti, fuochi d'artificio, cenoni e comitive, occasioni ideali per viaggi e divertimento. Anticamente, però, il “capodanno” non era posto al 1° gennaio bensì in primavera, con l'inizio dell'anno agricolo : per le civiltà che vivevano dei prodotti della terra, il principio dell'anno non poteva essere altro che quello scandito dal ritorno al lavoro nei campi. Quanto sappiamo di tutto ciò?

Il principio dell'anno nel mondo antico

I Sumeri

Il principio dell'anno era fatto coincidere approssimativamente con ciò che noi indichiamo come 1° marzo : ovviamente, a seconda della civiltà dove era celebrato, poteva variare leggermente. Presso i Sumeri il capodanno era denominato “Zagmuk”, in accadico Akitu, significante “forza che fa rivivere il mondo”, era la più sacra delle celebrazioni calendariali, cadeva grossomodo tra marzo e aprile durando 12 giorni e simboleggiava il trionfo del Dio Marduk su Tiamat, la Dea che personificava il Caos primordiale. A tale scopo durante il quarto giorno delle celebrazioni veniva recitato pubblicamente, cantando, l'Enûma Eliš (“Quando in alto”), il massimamente sacro tra i poemi teo-cosmogonici dei sumeri e, a palazzo, il Re con la sua corte inscenava la battaglia cosmica tra Marduk e Tiamat per poi unirsi carnalmente a una naditu, sacerdotesse che avevano prestato giuramento di non avere figli. Arcaicamente, durante l'ultimo giorno di festeggiamenti, il Re avrebbe dovuto esser sacrificato di modo che avrebbe potuto ascendere al cielo e lottare al fianco del Dio Marduk : tale rituale, con il sacrificio del regnante durante il capodanno primaverile, denota chiaramente la concezione del Re di Šumer quale un Rex Sacrorum, un Re sacro che veniva immolato in primavera al sorgere del nuovo anno così da donare nuova linfa vitale al Creato. Con il trascorrere del tempo questa pratica venne abbandonata e il Re venne sostituito, nei 12 giorni di celebrazioni, da un prigioniero eletto come regnante appositamente per quel lasso di tempo ; contestualmente, per mantenere intatto l'equilibrio cosmico, un prigioniero veniva liberato concedendogli la grazia.

Sigillo cilindrico neo-assiro raffigurante, probabilmente, l'uccisione di Tiamat, la Dea Drago del Caos, da parte del Dio Marduk ; VIII secolo a.C.

Gli Egizi

Per gli antichi egizi il nascere del nuovo anno era calcolato sulla levata eliaca della stella Sirio, l'antica Sopedet, fenomeno che avviene 30' prima dell'alba ogni circa 365,25 giorni, dunque con un ritardo di 1 giorno ogni 4 anni. Tale accadimento coincideva con l'esondazione del fiume Nilo, il quale depositava il fertile humus necessario affinché si potessero coltivare con successo le aride terre d'Egitto : facile dunque immaginare il perché il sorgere eliaco di Sirio rivestisse un ruolo cardine nella ritualità della religione egiziana, essendo l'astro associato alle Dee Hathor e Isis. La difficoltà nell'interpretare le fonti sono tutt'oggi elevate, nonostante ciò possiamo affermare di aver compreso la suddivisione dell'anno egizio in 3 stagioni : AKHET, la stagione dell'inondazione corrispondente all'estate, PERET, la stagione dell'emersione corrispondente all'inverno e SCHEMU, la stagione del raccolto corrispondente alla primavera. Ogni stagione era a sua volta suddivisa in 4 mesi da 30 giorni l'uno, i quali erano frazionati in tre decadi, ognuna dedicata a una specifica divinità. Fin dall'Antico Regno vigeva un calendario solare da 360 giorni ai quali si computavano 5 giorni epagomeni, dal greco ἐπαγόμενα ἡμέρα, un lasso di tempo supplementare denominato in lingua egizia “mykoydji-uabot” che veniva aggiunto al termine dell'anno civile tale che il capodanno, Wepet Renepet, cadesse precisamente dopo un anno solare. Il capodanno egizio, quindi, era celebrato in piena estate, nel periodo corrispondente più o meno al nostro 21 luglio secondo il calendario giuliano, in concomitanza con la levata eliaca di Sopedet e l'esondazione del Nilo, fenomeni latori di vita e fertilità.

Nodo precessionale e cicli cosmici, soffitto della tomba di SenenmutXVIII dinastia, Nuovo Regno, XIV secolo antecedente l'era cristiana.
Antica Ellade

Nell'antica Grecia due erano le festività che possedevano i connotati del “capodanno”: le ᾿Ανϑεστήρια-Antesterie e le Παναθήναια-Panatenee. Le prime, in onore di Διόνυσος-Dioniso, cadevano tra febbraio e marzo e celebravano il “vino nuovo” evocando al contempo gli spiriti degli antenati. Dato il carattere di euforia, sovvertimento delle regole metafisiche e di sacralizzazione della linfa estratta dalla vite da uva, ben si comprende l'inquadramento di questa festa tra quelle assimilabili al nostro capodanno. Le Antesterie si tenevano dall'11° al 13° giorno del mese di Ἀνθεστηριών-Antesterione e prevedevano molteplici rituali in onore del Dio, il quale era onorato sotto numerose spoglie. Il 12° giorno, poiché contaminato dalla morte, ogni santuario chiudeva le sue porte, pece era posta sugli ingressi e rami di biancospino erano utilizzati come talismano apotropaico al fine di tenere lontani gli spiriti degli antenati che, viceversa, avrebbero potuto penetrare nelle abitazioni. Durante il 13° giorno, detto Χύτροι o delle “pentole”, si cuocevano i cereali con il miele : tale cibo era offerto agli spiriti che avevano invaso il mondo mortale al fine di placarli e convincerli a tornare nel mondo delle ombre. La seconda festività, le Panatenee-Παναθήναια, cadeva nel mese di
Ἑκατομϐαιών-Ecatombeone, dunque tra luglio e agosto, dal 21° giorno sino al 30°. Erano la festa più importante in Atene, celebrata in onore di Ἀθηνᾶ Πολιάς-Athena Polias, la Divinità patrona della città. La loro origine si faceva risalire ai mitici Re ateniesi Θησεύς-Teseo ed Ἐριχθόνιος-Erittonio e dall'anno 556 antecedente l'era cristiana vennero distinte in “piccole”, con cadenza biennale, e “grandi”, ogni quattro anni. Dopo vari giorni di agoni letterari e musicali, competizioni ginniche e corse di cavalli, danze pirriche e una lampadedromia, all'alba dell'8° giorno una folta processione di fedeli muoveva i suoi passi dal Κεραμεικός-Ceramico, il quartiere-necropoli di Atene, e salendo verso l'acropoli si dirigeva verso la grande statua di Athena, ricoprendola con il prezioso peplo tessuto dalle nobili ragazze ateniesi, denominate ἐργαστῖξαι-Ergastìne, rappresentante episodi legati alla γιγαντομαχία-Gigatomachia. Al termine del rituale, oltre cento tra buoi e pecore erano sacrificati e la carne distribuita presso la cittadinanza ; le festività terminavano con una competizione navale. Ambedue le celebrazioni qui riportate sono estrapolate dal calendario da noi meglio conosciuto, quello attico, risalente alla riforma di Solone e alla redazione di Nicomaco, nel V secolo antecedente l'era cristiana.

Frammento marmoreo di un fregio del Partenone rappresentante la competizione tra cavalieri nella processione panatenaica, V secolo a.C. Attualmente custodito nel British Museum, Londra, UK.

I Celti

Come già discusso in un precedente articolo, il capodanno celtico corrispondeva alla festività di Samhain, la quale cadeva tra il 31 ottobre e il 1° novembre, simboleggiante il termine dell'anno e il principio della stagione del freddo e della morte. La celebrazione di Samhain era una delle quattro grandi feste calendariali dei popoli celtici i quali erano sostenitori della metempsicosi, ritenendo fosse stata insegnata loro dalla scuola pitagorica, credendo in un beato aldilà e scandendo lo scorrere del tempo con calendari lunisolari e dividendo l'anno in quattro grandi periodi, corrispondenti grossomodo alle nostre quattro stagioni, segnati da due solstizi (inverno ed estate) e da due equinozi (autunno e primavera). La festività di Samhain, da pronunciarsi all'incirca come Souìn, la più importante del loro mondo, segnava l'inizio dell'inverno e della stagione della morte, un passaggio atemporale in grado di connettere passato, presente e futuro. I Celti erano profondamente legati alla natura e alle sue estrinsecazioni, non solo produttive ma sacrali ed estetiche al tempo stesso. Il primo novembre a partire dal tramonto del giorno precedente era dunque la notte di Samhain, la festività più solenne e più celebrata del mondo celtico. Rivestiva un ruolo talmente importante che tutta la popolazione doveva parteciparvi: chi non fosse intervenuto non sarebbe stato ammesso ai sacrifici, la punizione più severa della loro religione, un'interdizione sociale vera e propria causante l'alienazione dell'individuo condannato ad essa. L'inizio, il crocevia, costituiva la linea di demarcazione tra l'anno passato e il successivo essendo diviso tra estate e inverno, Samhain e Beltaine ( quest'ultimo ricorrente il 1° maggio), la primordiale divisione del loro calendario, successivamente integrato con le festività di Imbolc, la "Resurrezione" il 1° di febbraio, e Lughnasad, lo "Sposalizio di Lugh" il 1° agosto. Samhain, a differenza delle altre festività, durava più di una notte protraendosi infatti per tre, costituendo una sorta di periodo "sospeso nel tempo" fuori dal dominio storico, costituente un canale per entrare in contatto con l'Altro Mondo. Nel mentre in cui ci si approssima all'ingresso nel periodo buio dell'anno, si ha la consapevolezza di passare attraverso l'oscurità per poi riemergere alla luce, al luminoso splendore della vita, della natura che risorge, si è partecipi di un processo ininterrotto dalla forma di spirale : nella morte apparivano i semi della vita e in Samhain i due opposti, vita e morte, vivi e morti, estate e inverno, s'incontravano convivendo per tutta la durata del periodo sospeso.


Collina Reale di Tara - Cnoc na Teamhrach, sede del Supremo Sovrano d'Irlanda, "Ard-Rí na hÉireann" in irico, 3200 a.C. - IV secolo d.C. County Meath, Irlanda.

Antica Roma

Il nostro capodanno attuale, mutazione diretta di quello romano seppur passato attraverso un processo di cristianizzazione, risale alla festività in onore del Dio Ianus, Giano Bifronte, colui che contemporaneamente guardava al vecchio anno e al nuovo, oggi vivente nel nostro mese di gennaio. Al culto di Ianus era associato anche a quello italico, antichissimo, del Sol Indiges, il cui simbolo era la Fenice che bruciava e rinasceva dalle sue stesse ceneri, ricolma di vigoria e forza vitale. La religione romana ha attraversato diverse fasi durante la sua millenaria storia e alcune consuetudini vennero trasformate : originariamente, infatti, il Dio massimamente onorato e patrono del nuovo anno era Marte, tale che le celebrazioni volte a salutare il nuovo ciclo erano poste al 1° giorno di marzo. Nei “Fasti” di Publio Ovidio Nasone, il Rex Sacrorum ed ecista della città di Roma, Romolo, invoca Marte con queste parole : “Signore delle Armi, dal cui sangue mi ritengo nato e, affinché possa esser creduto, darò numerose prove, da te proclamiamo il principio per l'anno romano: il primo mese sarà dal nome del Padre”. Marte, nella sua arcaica versione autoctona italico-latina, non era una divinità dai connotati marziali bensì un'ipostasi del risveglio della vegetazione dopo il lungo, mortifero, sonno dell'inverno e rispondeva al nome di Mavor, figlio della Grande Dea Madre Jauna dalla quale derivarono, probabilmente, tanto Giunone quanto Hera. Ci troviamo di fronte al τόπος-tόpos comune a molti popoli indoeuropei, tra i quali gli italici erano annoverati, di una Grande Dea che concepisce, da vergine, un figlio durante il solstizio di primavera destinato a morire nel periodo associato al solstizio invernale, quando la rigogliosità del Creato retrocedeva dinnanzi al gelo del mondo dei morti. I romani, però, popolo dalla profonda indole guerriera, originarono il mito di Marte che, giacendo con la vestale Rea Silvia, procreò i Gemelli Divini i quali divennero i simboli dell'Urbe Eterna, Romolo e Remo. Per i romani, popolo votato a una religiosità proattiva e razionale, marzo simboleggiava il principio dell'anno sacro e in tale periodo molti rituali erano messi in atto, come lo spegnimento del fuoco sacro che ardeva nel tempio di Vesta attraverso l'acqua che scorreva nell'ancestrale fonte Giuturna, consorte di Giano : a seguito di ciò, il fuoco sacro simbolo di Roma stessa veniva riacceso con ceppi sacri e le fronde di alloro nella reggia erano sostituite con delle nuove. I sacerdoti Salii, preposti all'officio del culto del bellicoso Dio, recavano in processione gli Ancilia, le undici copie del sacro scudo piovuto dal cielo assieme all'autentico per un totale di 12 scudi, divini simboli posti alla difesa di Roma. Lo spostamento dell'inizio dell'anno a gennaio è un vulnus tutt'ora piuttosto discusso, essendo molti gli equivoci che regnano in merito. Grazie a Terenzio, sappiamo di per certo che la celebrazione del nuovo anno era officiata il primo giorno di marzo ancora ai tempi del secondo Re di Roma, Numa Pompilio: checché si ritenga Caio Giulio Cesare il responsabile del mutamento di data a seguito della sua riforma esplicatasi nel calendario giuliano, l'autore di tale cambiamento fu il console Quintus Fulvius Nobilior, Quinto Fulvio Nobiliore, nell'anno 153 antecedente l'era cristiana, quando iniziò il suo consolato. All'epoca i consoli venivano eletti in dicembre, ovverosia pochi mesi prima dell'effettiva entrata in carica che avveniva con le Idi di Marzo, cioè il principio dell'anno secondo l'antico calendario lunare. La ragione dell'avvicendamento, in questa specifica occasione, non fu religiosa bensì quantomai pratica : Nobiliore era infatti occupato nel domare la rivolta della popolazione dei Celtiberi in Hispania e chiese al Senato di poter immediatamente prendere poteri tale da poter difendere la patria. Da quel momento, ciò che fu un'eccezione divenne consuetudine poiché i consoli appena eletti ritennero conveniente, a ragion di logica, entrare in carica subito piuttosto che attendere per mesi il termine del mandato dei loro predecessori : all'epoca gli anni erano riconosciuti e computati dal nome dei consoli e, di conseguenza, ogni console entrante in carica determinava l'inizio dell'anno. I festeggiamenti del capodanno erano inaugurati dai consoli i quali, dopo aver consultato i favorevoli vaticini degli Aruspici, potevano indossare la Toga Pratexta e accogliere la salutatio di clienti e amici. A seguito di ciò la solenne processione pubblica, aperta dai Fasces Lictorii, si dirigeva verso il Campidoglio ove dopo il sacrificio di un toro bianco e del pronunciamento dei Vota Publica, i consoli ricevevano la pubblica acclamazione. Il Pontifex Maximus offriva dunque al Dio Ianus sale, farro e una focaccia composta da farina, uova, olio e formaggio grattugiato, volta a propiziare la benevolenza della divinità per i campi e dei conseguenti raccolti. Questo giorno era dedicato al lavoro e al rispetto della ritualità sacra, tale da renderlo beneaugurante per l'inizio di un nuovo anno laborioso e ricco, allontanando l'ozio e la pigrizia. Il primo di gennaio i nostri antenati invitavano amici e parenti a condividere il cibo, indossando sul capo rametti di ulivo e pino, scambiandosi al termine del pasto un bianco vaso contenente datteri, fichi secchi, miele e rami di alloro detti Strenae, così come in occasione dei Saturnalia, come augurio di felicità e ricchezza per i giorni a venire. Onorato in periodi più tardi era anche il Dio Διόνυσος -Dioniso, a seguito del sincretismo religioso romano-ellenico, ipostasi del fluido vitale delle piante e in particolar modo del vino, il quale era rappresentato in questo lasso temporale come un bimbo neonato in fasce, essendo la sua rinascita ciclica da collocarsi pochi giorni prima, durante il solstizio invernale : nelletabernae scorreva copioso il vino e molti calici schietti erano innalzati, dedicandoli a una rudimentale statuina di legno avvolta in bende e posta su di una piccola roccia. Durante l'ultimo prosit s'intingevano le dita nella tazza di vino e con le stesse si bagnava la fronte della statuetta, ritenendo che ciò fosse beneaugurante e latore di fortuna : non è forse ciò che facciamo anche noi, quando viene rovesciato del vino in tavola, dopo più di duemila anni?


Renovatio del Sacro Fuoco di Vesta da parte della sue sacerdotesse Vestali; Roma, museo della Civiltà Romana.



La vigilia di Capodanno o Notte di San Silvestro

Concludiamo la nostra disamina sull'origine del capodanno con la Notte di S.Silvestro, la vigilia del termine dell'anno, la quale cade a cavallo tra il 31 dicembre e il 1° di gennaio. A seguito di quanto esposto, appare piuttosto chiaro che la festività attuale altro non sia se non la trasposizione della celebrazione romana successiva alla riforma di Quinto Nobiliore, avvenuta al principio del suo consolato nell'anno 153 a.C. La dedica a S.Silvestro, 33° vescovo di Roma e pontefice dal 314 fino alla sua morte, avvenuta nell'Anno Domini 335, deriva probabilmente dal giorno della suo decesso. Il pontificato di Silvestro coincise con il regno dell'Imperatore Costantino, colui il quale si rese protagonista dell'epocale cambiamento religioso in seno all'impero romano. Silvestro non fu altro che un uomo di Costantino all'interno della Chiesa, poiché de facto tutte le attività ecclesiastiche, i cambiamenti, le riforme e le innovazioni vennero gestite dall'Imperatore in persona, il quale autoassunse nella zona orientale dell'impero il titolo di "Vescovo tra i Vescovi". Il 30 marzo dell'anno 315 sarebbe stata redatta la Constitutum Constantini, la Donazione di Costantino, con la quale l'Imperatore attribuiva al Papa Silvestro, e ai suoi successori, il principatum del vescovo di Roma sulle Chiese Patriarcali d'Oriente, la sovranità del pontefice su tutti i sacerdoti del mondo, la superiorità del potere spirituale su quello temporale e la sovranità della basilica del Laterano, caput et vertex e prima sede dei pontefici cristiani, su tutte le chiese. Inoltre, in tale documento, si garantivano alla Chiesa romana gli onori, le insegne e il diadema imperiale ai pontefici, la giurisdizione civile sulla città di Roma, sull'Italia e sull'Impero Romano d'Occidente, estendendo le donazioni immobiliari fino in oriente. Tale documento, sin dal 1440, è stato analizzato e ritenuto un falso postumo, risalente probabilmente al IX-X secolo dell'era cristiana, a causa delle numerose imprecisioni contenute al suo interno. Papa Silvestro si rese protagonista dell'edificazione delle prime, grandi basiliche cristiane a Roma, sostituendo gli edifici pagani innalzati nei secoli precedenti : Costantino stesso volle la Basilica di San Pietro, sul Colle Vaticano, occultando un precedente tempio dedicato ad Apollo e seppellendo nelle profondità del nuovo edificio il corpo dell'Apostolo Pietro, deposto in un sarcofago bronzeo. Durante il papato di Silvestro vi fu uno sviluppo della liturgia, con la scrittura del primo martirologio romano, e il concilio di Nicea, nel 325, plasmò definitivamente la religione cristiana operando profondi e radicali sincretismi con i culti pagani, annettendo nel nuovo credo gli aspetti che avevano caratterizzato la spiritualità dei secoli passati (natività del Cristo coincidente con altre divinità solari, divinità di Gesù, abolizione delle eresie quali l'arianesimo, sincretismo religioso con le divinità pagane et similia). Silvestro, dopo 21 anni di pontificato, morì il 31 dicembre del 335 e fu sepolto nelle basilica da lui voluta, edificata sul luogo di sepoltura dei martiri Filippo e Felice, presso le catacombe di Priscilla. Prestando fede alla Depositio Episcoporum, l'elenco dei giorni di sepoltura dei vescovi romani compilata nel 336 d.C. (dunque un solo anno dopo la sua morte), la festa in onore di Silvestro è da celebrarsi il 31 dicembre, data che ricorre anche nel Chronographus anni 354, detto anche "Calendario di Filocalo", documento compilato nel 354 ma che conterrebbe al suo interno attestazioni risalenti almeno al 336, anno del pontificato di Papa Marco e data della prima celebrazione liturgica del Natale posto al 25 dicembre. La vigilia di capodanno attuale, dunque, è stata probabilmente posta sotto la protezione del Papa che, primo fra tutti, poté assistere all'ascesa del cristianesimo ai vertici del potere religioso, divenendo poi il credo ufficiale dell'Impero Romano : quale modo migliore di "cristianizzare" il nuovo anno se non dedicando la vigilia della celebrazione al pontefice che fu testimone della definitiva vittoria del culto di Gesù sugli Dei del Mondo Antico?

La "Constitutum Constantini" nel ciclo pittorico dell'Oratorio di S.Silvestro Roma, 1246.



Fonti bibliografiche:

-Henri-Charles Puech “Storia delle Religioni”, Universale Laterza, 1978:
Slavi, balti, germani e celti”,
Il cristianesimo delle origini”,
Il mondo classico” ;

-Sir George James Frazer, “Il Ramo d'Oro”, “Studio sulla magia e sulla religione”, Newton Compton 2006;

-P.Tacchi Venturi, “Storia delle Religioni”, UTET 1954;

-George Dumézil, “La Religione Romana Arcaica”, Bur Rizzoli 1997 ;

-Mircea Eliade, “Trattato di Storia delle Religioni”, Universale Scientifica Boringhieri, 1976

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