Benvenuti nel sito ufficiale dell'A.P.S. ArcheoTibur di Tivoli (RM).NUOVO ANNALES VOL. 2 DISPONIBILE

L'Ars Gladiatoria - II° parte

a cura del dott. Stefano Del Priore.

Elmo gladiatorio da parata in bronzo, tipologia Thraex, Ludus Gladiatorius di Pompei,
 I secolo dell'era cristiana.



Dies Ludi 

L'annunciazione dell'indizione dei giochi gladiatori da parte dell'Editor (nel periodo imperiale, in Roma, era l'Imperatore stesso, con i combattenti alle dipendenze della scuderia imperiale chiamati Imperiales o Fiscales inizialmente noti come Iuliani poiché appartenenti alla Familia fondata a Capua da Giulio Cesare nell'anno 49 e in seguito conosciuti anche come Neroniani; nelle Province i ludi erano solitamente indetti da magistrati di elevato rango) iniziava con un'intensa attività di pubblicizzazione attraverso l'uso dei Libella Munerarii, antesignani dei nostri volantini; seguiva la Pompa, una sfarzosa parata preannunciante i ludi nella quale sfilavano i combattenti e si faceva largo uso della musica (aspetto sul quale torneremo a breve). Una classica giornata dedicata ai munera gladiatorii iniziava la mattina, con i Ludi Matutini dedicati alle Venationes tra uomini e bestie, giochi circensi con animali ammaestrati o belve esotiche aizzate in combattimento le une contro le altre. Altra forma d'intrattenimento era le lusiones, spettacoli di lotta simulati e utilizzanti le lusoria, armi da allenamento del tutto inoffensive. Le ore prandiali erano dedicate alle esecuzioni capitali e ai supplizi di coloro i quali si erano macchiati di reati particolarmente gravi, osceni e infanganti la propria condizione morale oltre che giuridica, gli humiliores; le metodologie più in voga comprendevano la già poc'anzi discussa Damnatio ad Bestias, varie tipologie di torture (crocifissione, rogo) oppure i criminali venivano scelti come Naumachiarii e destinati a combattere delle Naumachie (*5).

Erano queste solitamente organizzate in laghi artificiali appositamente preposti, come in occasione dell'inaugurazione del tempio di Mars Ultor nell'anno 2 a.C. quando l'Imperatore Augusto fece scavare un bacino artificiale collocato sulla riva destra del fiume Tevere, lungo 536 metri e largo 358, alimentato dall'Aqua Alsietina e avente al centro un'isoletta; sembra però che tali manifestazioni si svolsero anche all'interno dell'Anfiteatro Flavio soprattutto in occasione dei 100 giorni celebranti l'inaugurazione della struttura, con esibizioni di nuoto sincronizzato e coreografie in costume. Il pomeriggio, la parte della giornata prediletta dai romani, i ludi raggiungevano il loro climax poichè iniziavano gli scontri tra gladiatori, i beniamini del pubblico: un munus così strutturato, con triplice intrattenimento comprendente venationes, supplizi e combattimenti era denominato munus iustum atque legitimum. Prima delle battaglie tra le varie classi di combattenti entravano in scena i paegnarii, equiparabili a buffoni e giocolieri; veniva dunque il turno del Praeco, l'araldo, il cui compito era annunciare con grande enfasi i gladiatori sulla scena e di decantarne le gesta compiute sul sacro suolo dell'arena: al Signum Pugnae pronunciato dall'Editor, si dava inizio alle lotte. Contestualmente, per riparare gli spettatori da pioggia o sole troppo intenso veniva azionato il Velarium, il tendone di copertura nelle arene, e si realizzavano le sparsiones, la vaporizzazione di essenze profumate quali lo zafferano; note anche le missilia, ovverosia lanci di cibo o piccoli doni verso gli spettatori. 

Gli arbitri preposti al controllo della regolarità degli scontri erano la Summa e Secunda Rudis, dal nome della bacchetta lignea che impugnavano, e vestivano tuniche bianche dalle maniche corte e ornate con bande rosse verticali; ad essi si aggiungevano gli Incitatores, inservienti che spronavano i guerrieri alla lotta. I momenti salienti della battaglia erano accompagnati dalla musica prodotta da strumenti quali la tuba, lunga e dritta tromba, il lituus, la tromba ricurva, la tibia, il flauto, il cornus, il corno con impugnatura ricurva e l'hydraulis, l'organo ad acqua: dal I secolo dell'era cristiana, l'utilizzo di tale strumento fu segno palese della "desacralizzazione” dei ludi, essendo quest'ultimo estraneo agli strumenti musicali militari. Il pubblico partecipava con profonda animosità e passione alle lotte urlando il proprio giubilo, sventolando fazzoletti chiamati Oraria, o con esclamazioni quali “Verbera!” (Picchia!), “Iugula!” (Sgozza!) e “Ure!” (“Brucia!”), mentre la frase con la quale si sottolineava la conclusione di uno scontro era “Habet, Hoc Habet!” (E' giù, ce l'ha in pugno!”): i ludi gladiatorii tra la tarda repubblica e il primo impero furono meno sanguinosi ma divennero via via più cruenti nella tarda antichità.

Lo spirito con il quale si partecipava e sosteneva i propri idoli non era dissimile da ciò che possiamo osservare al giorno d'oggi tra i tifosi delle squadre di calcio, con la medesima animosità e medesimi epiloghi: nell'anno 59 dell'era cristiana a Pompei si scatenò una rissa terrificante tra pompeiani e nocerini tale da esser ricordata nelle fonti e da necessitare provvedimenti punitivi ad hoc (*6). I risultati delle mischie erano comunicati su tabelloni riportanti le diciture P = Periit "Morì"/ Θ, Theta Nigrum --> Thanón "Morto" / M, Missus "graziato"/ V, Vicit "vinse"; le varie porte dell'arena possedevano altresì una funzione specifica e ben delineata. La Sanavivaria era destinata a coloro i quali avevano ottenuto la missio al termine della pugna, la Triumphalis era la porta d'uscita per i vincitori mentre la Libitinensis era la porta dalla quale uscivano i gladiatori morti trascinati via da inservienti mascherati da Caronte o Mercurio e così chiamata in onore di Libitina, divinità della morte e dei funerali. Il termine “arena”, utilizzato per identificare le strutture riconducibili alla tipologia di “anfiteatro”, derivò dal tipo di materiale in uso per coprire la porzione centrale dell'edificio ove avvenivano i combattimenti: l'harena era una sabbia a grana fine, di colore bianco/avorio e proveniente per lo più dal deserto sahariano, la cui funzione principale era assorbire e drenare il sangue di uomini e bestie uccisi durante le manifestazioni ludiche. Tale sabbia era rinnovata durante tutto il tempo entro il quale si svolgevano i combattimenti, un'intera giornata, da una squadra di addetti preposti a tale compito, denominati harenarii. I gladiatori più titolati erano i Primi Pali, assimilabili alle odierne teste di serie e su di loro si concentravano maggiormente le sponsiones, le scommesse, con meccanismi in tutto e per tutto simili a quelli moderni; a fianco dell'elitè gladiatoria vi erano parimenti i Suppositicii, le riserve, pronte a subentrare in caso di necessità o emergenze. Contrariamente a quanto si vede in rappresentazioni più di fantasia che reali, i gladiatori combattevano solitamente a piedi scalzi per avere una miglior presa sulla sabbia dell'arena. In ultima analisi, sfatiamo il mito del pollice verso utilizzato per condannare un gladiatore sconfitto: tale gesto, e la sua interpretazione, deriva prevalentemente dal dipinto "Pollice verso" di Jean-Leon Gerome del 1782 e da interpretazioni piuttosto difficoltose di alcuni passi di Marziale e Prudenzio. E' verosimile affermare che tale gestualità non esistette ma, al contrario, dovesse essere il pollice puntante verso l'alto o disposto orizzontalmente, il pollex versus, a decretare la morte per un gladiatore sconfitto, rappresentando la lama sguainata; il gesto con il quale gli veniva risparmiata la vita era il pollice stretto nel pugno chiuso, a simboleggiare la spada nel fodero. Ricordiamo inoltre che le mattanze di gladiatori su richiesta del pubblico o dell'Imperatore sono invenzioni tarde di matrice cattolica, volte a dipingere con tratti crudeli e disumani il pagano popolo romano e i loro giochi sanguinari.

Le varie tipologie di Gladiatori
In ultima analisi, tratteremo delle varie tipologie di gladiatori, le loro classi e le evoluzioni che subirono nel corso del tempo, riportando le categorie più conosciute.

Samnes, il Sannita: erano armati pesantemente, scudo allungato con spina centrale , elmo con visiera e gladius. Indossavano subligaculum e balteus e manica al braccio destro. Scomparvero in età augustea.

Gallus: scomparve in età tardo repubblicana, sostituito dal Mirmillo dal grande scutum rettangolare. Armato pesantemente con elmo, scudo in legno allungato e una grande spada in ferro a doppio taglio.

Thraex, il Trace: comparve in età sillana quando ai tempi di Mitridate, Re del Ponto, i romani furono attaccati da mercenari traci. Questo gladiatore indossava il subligaculum, alti cnemides metallici sopra il ginocchio, elmo con larga tesa sormontato da lophos sagomato in forma di grifone, braccio destro protetto dalla manica e la Parma ( piccolo scudo rotondo o rettangolare) al sinistro; come arma era solito usare la Sica, una sorta di corta lama ricurva (da cui derivò poi il termine "sicario", sinonimo di assassino). I suoi avversari prediletti erano l'Oplomachus e il Mirmillo. Si affermò come buona classe gladiatoria e restò in auge per tutta l'età imperiale.

Retiarius, il "portatore di rete": indossava il perizoma con balteus ed era senza elmo, casco o armatura, unico gladiatore pervenutoci a capo scoperto. Il suo strumento di difesa era il Galerus, piastra o spallaccio metallico che copriva il collo e la spalla sinistra, per parare i colpi dal lato scoperto ossia dove manovrava la rete. Spesso indossavano la manica. Le armi che li contraddistinguevano erano la Fuscina, il tridente, lo Iaculum, la grande rete dotata di pesi e dal diametro di circa tre metri, e un corto pugnale, il Pugio; la rete era legata con una cordicella per facilitarne il recupero e veniva scagliata in senso antiorario rispetto alla mano portante, onde evitare d'inciampare nel proprio strumento. Suoi avversari designati furono il Secutor e il Mirmillo che porta recava sull'elmo un lophos metallico modellato in forma di pesce .

Secutor: inseguitore, solitamente a corpo nudo. Armato pesantemente, indossava sul capo un grande elmo con calotta liscia e senza cimiero onde evitare di fornire appigli, con tesa prolungata fino a proteggere collo e spalle. Rientrava nella categoria dei gladiatori scudati e probabilmente derivò dal Mirmillo, divenendo una sua evoluzione specializzata solo nella lotta contro il Retiarius. Brandiva il gladius, il grande scudo allungato stondato nella sua estremità superiore e un gambale sull'arto sinistro, l'ocrea. Denominato Secutor dall'età di Caligola, detto anche Contraretiarius per la sua tattica d'incalzare il Retiarius. Il suo nome significa "Colui che insegue" e tale dettaglio di chiarisce su quale dovesse essere il suo modus pugnandi.

Provocator: pungolava e provocava l'avversario alla lotta, esattamente come i soldati regolari che aizzavano il nemico a rompere le righe prima di una battaglia. Era armato di gladius, elmo da legionario rinforzato da protezioni per il viso, un grande scudo trapezoidale curvo, rinforzi sul braccio armato e l'ocrea sulla gamba sinistra.

Mirmillo, il Mirmillone: così chiamati per l'elmo ittiomorfo avente il lophos sormontato dalla Myrma, sono la naturale evoluzione dei galli. Si proteggeva dietro il grande scudo rettangolare con spina centrale, ocrea alla gamba sinistra e manica al braccio destro, dando l'impressione di una vera e propria fortezza. La galea (l'elmo) era a larga tesa copriva capo e volto; brandiva come arma il gladius. Il Mirmillo era solito combattere contro il Thraex, l'Oplomachus, altri Mirmillones e contro il Retiarius formando la coppia "pescatore-pesce" molto gradita al pubblico: fino alla comparsa del Secutor era infatti l'avversario designato del "pescatore dell'arena".
Oplomachus: era colui che combatteva imbracciando il grande scudo cavo, l'ellenico ὅπλον-òplon. Pesantemente armato, con elmo imponente a larga tesa, alto cimiero e vistosa celata che nascondeva il viso. Imbracciava il grande scudo rotondo (1 m di diametro) e brandiva il gladius oppure la dory, la lunga lancia. A protezione del corpo indossava cnemides, cosciali costituiti da strisce di cuoio e manica di cuoio rinforzata per proteggersi dai colpi avversari. Questo tipo di gladiatore esisteva già in età repubblicana e i suoi avversari designati erano solitamente il Mirmillo e il Thraex.

Essedarii: erano gladiatori che pugnavano sui carri di origine celtica, le essedæ-essedum, alla maniera dei Celtobritanni. Erano tendenzialmente contrapposti a loro simili per ovvie ragioni di equilibrio nella battaglia. Comparve durante principato di Claudio, vittorioso conquistatore della Britannia.

Crupellarius: una vera e proprio fortezza su due gambe, corazzato in modo superbo e dunque più adatto alla difesa che all'attacco. Tacito ne dette una precisa descrizione specificandone le origini(*7), annotando come i legionari romani dovettero abbatterli a colpi di scure e piccone.

Equites, i cavalieri. Furono raramente rappresentati e dunque soffrono di labile identificazione. Si ritiene che combattessero prima a cavallo e poi appiedati contro altri cavalieri, protetti da elmo emisferico a visiera, di metallo o cuoio, piccolo scudo tondo e fasce per le gambe. Loro armi di offesa la dory e la spatha, la lunga spada di taglio tipica della cavalleria. Dopo che aver assistito alla sfilata delle insegne militari gli Equites erano primi a combattere, provenienti uno da oriente e l'altro da occidente.

Velites: ancor più rari, armati di giavellotto. Come gli equites, erano mutuati dal mondo militare

Sagittarii: arcieri, armati di arco, frecce e manica, combatterono con altri arcieri in arene allestite come boschi o selve, riprendendo un tema caro alle venationes.

Dimacherus: gladiatore specializzato nel combattimento con due spade corte, i macharai. La scarsità delle fonti disponibili ha causato aspre discordanze sul tipo di equipaggiamento indossato: lorica hamata o manicae di cuoio o maglia, elmo avvolgente e arti inferiori protetti da gambali.

Laqueator: armato alla leggera, dallo stile furbo più che possente, perciò simile al reziario; era munito di Laqueus, un lungo laccio utilizzato per atterrare l'avversario. Indossava solo il Galerus sulla spalla sinistra.

Scaevae: erano i gladiatori mancini, amati dal pubblico per il loro stile imprevedibile e la loro scherma particolare; rivestivano un'importanza tale che, nell'arena, venivano menzionati a parte (l'Imperatore Commodo soleva combattere come Secutor Scaeva). Una battaglia tra due gladiatori mancini era chiamata pugna scaevata.


Tunicati: effeminati e sleali, disprezzati dal pubblico, indossanti una lunga tunica fino al ginocchio.

Approfondimenti

(*5) Sembra che la prima Naumachia della storia romana fu organizzata da Giulio Cesare in occasione del suo quadruplice trionfo nell'anno 46, realizzando uno spazio artificiale colmato con 100 imbarcazioni nei pressi del Campo Marzio nei territori oltre il Tevere denominati codete, così chiamati per i virgulti in forma di coda equina che vi crescevano.

(*6) Come testimoniato superbamente dall'affresco attualmente custodito al museo Archeologico Nazionale di Napoli, nell'anno 59 dell'era cristiana deflagrò una rissa terribile tra pompeiani e nocerini. Tacito, nei suoi Annales (XIV, 17), racconta come in occasione dei ludi tenutisi presso l'anfiteatro di Pompei ci furono inizialmente screzi tra gli abitanti di Pompei e quelli di Nucera Alfaterna a causa della deduzione a colonia di quest'ultima ai danni della prima, avvenuta due anni prima, la quale aveva così perduto parte del suo vasto terreno agricolo. Durante lo svolgimento dei munera si passò dalle ingiurie alla sassaiola, per finire con con le armi:

...sulle gradinate sono passati dagli insulti alle vie di fatto. Prima c'è stata una sassaiola e poi si sono accoltellati. I pompeiani hanno avuto la meglio. Molti nocerini sono tornati a casa mutilati di ferite in più parti del corpo. Ci sono stati anche dei morti...”

La vicenda, ovviamente, ebbe ampia cassa di risonanza e giunse sino all'Imperatore Nerone il quale, assieme al Senato, legislò la chiusura dell'anfiteatro di Pompei per 10 anni (poi ridotti a 2 forse per l'intercessione di Poppea), lo scioglimento dei collegia e l'esilio per l'Editor dei giochi, il senatore Livineius Regolus, e i sobillatori della rissa.


Affresco proveniente dalla cosiddetta Casa della Rissa nell'Anfiteatro rappresentante la zuffa tra Pompeiani e Nocerini,
 I secolo dell'era cristiana, Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

(*7) Nell'anno 21 dell'era cristiana vi fu in Gallia una rivolta capeggiata dai galloromani Iulius Florus principe della tribù dei Treveri e Iulius Sacrovir, quest'ultimo principe della tribù degli Edui. In aggiunta alla canonica milizia gallica contro le legioni romane di Iulius Indus vennero utilizzati dei guerrieri gladiatori bardati da corazze complete così resistenti da opporre solida difesa contro i colpi di spada e lancia. I soldati romani, dunque, quasi dovessero demolire un muro, li annientarono ricorrendo a picconi e asce. I Crupellarii, una volta a terra, furono impossibilitati a muoversi dato l'eccessivo peso delle armature che li proteggeva.

Fonti bibliografiche:

-“Atti&Memorie della Società Tiburtina”, M. C. Leotta, 1993-1997-1998-1999;

-”Atti&Memorie della Società Tiburtina”, Riccardo Frontoni, 1997, pp.121-135 e tavv. XXV e XXXIX

-”Satyricon”, Petronius, 117;

-Epistulae morales ad Lucilium”, Lucio Anneo Seneca

-Corpus Inscriptionum Latinarum I, 590 82593 45, 46, 81 594 80

-"Morte nell'Arena. Storia e leggenda dei gladiatori", Federica Guidi, Mondadori editore, 2009

-"Naturalis Historia", Plinio il Vecchio

-"La Vita Quotidiana a Roma", Jerome Carcopino, Universale Laterza, 1971
-"V. Maximi Factorum et Dictorum Memorabilium", Valerio Massimo, II, 3, 2

-"Historiae", Publio Cornelio Tacito, II, 88, 2-3

-"Saturae", Decimo Giunio Giovenale, III 35.37, XI, 20

-”Romaikà”, Cassio Dione

-”De Vita caesarum”, Gaio Svetonio Tranquillo

-Epigrammaton Libri XII”, Marco Valerio Marziale

-”Silvae”, Publio Papinio Stazio

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