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La morte di Augusto


A cura del dott. Stefano Del Priore.

  
L'Augusto di Prima Porta, Musei Vaticani, marmo bianco, I secolo d.C.

19 AGOSTO DEL 14 D.C.

 Debilitato duramente da una malattia che lo aveva colpito allo stomaco (secondo alcuni causata da fichi avvelenati servitigli da Livia Drusilla), muore il primo Imperatore di Roma Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto (Roma, 23 settembre 63 a.C. - Nola, 19 agosto 14 d.C.) Svetonio narra di come funesti presagi avessero preceduto la dipartita di Augusto, quali un'aquila appollaiatasi sopra lettera "A" del propinquente tempio nel Campo Marzio, durante la celebrazione dei lustri; poco dopo, un fulmine si schiantò sulla lettera "C" di una sua statua e così i keraunomanti, coloro i quali divinavano osservando il moto delle folgori, predissero che l'Imperatore sarebbe vissuto solamente altri 100 giorni (la lettera "C", in latino, equivale a "centum"). Dopo aver costeggiato i lidi della Campania e aver tenuto un ricco banchetto a Capri, l'incedere inesorabile del male lo costrinse a fermare il suo viaggio a Nola. Percependo la morte oramai prossima, chiese uno specchio e, dopo essersi fatto sistemare i capelli, convocò amici e parenti pronunciando la celebre frase di commiato:

"Acta est fabula, plaudite!"

"Se la commedia è stata di vostro gradimento, applaudite e tutti insieme manifestate la vostra gioia."


Spirò il 19 agosto del 14 d.C. all'età di 77 anni; fu Imperatore per 41. Gli succedette Tiberio, adottato e designato come erede due anni prima, de facto coreggènte di Augusto dal 13 d.C. Augusto ebbe un intenso rapporto con la città di Tibur: si narra che il suo amico fraterno Gaio Cilnio Mecenate vi possedesse una favolosa quanto opulenta residenza, a oggi mai individuata, e che il Primo Imperatore di Roma, sofferente cronicamente di gotta, trovasse ristoro nelle albule e lattiginose acque solfuree ubicate nell’odierno territorio di Tivoli Terme, dove si faceva trasportare tramite quadriga. Ottaviano, inoltre, amava amministrare la giustizia nella basilica Liapta , durante i suoi soggiorni tiburtini, all'interno del possente Santuario di Ercole Vincitore; il suo titolo di "AGVSTVS" fu coniato da Lucio Munatio Planco (a seguito della vittoriosa battaglia di Azio, nel 31) il 16 gennaio del 27 a.C. e accettato dal Senato romano; Planco fu il leggendario Generale Tiburtino veterano d'armi già sotto Gaio Giulio Cesare, padre adottivo del primo Imperatore di Roma, e possessore egli stesso di una fastosa residenza nel territorio di Tibur.

Fonti Bibliografiche:

-Gaio Svetonio Tranquillo, Vite dei Cesari;
-Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto, Res Gestae Divi Augusti;
-Publio Cornelio Tacito, Annales;
-Stefano Del Priore, ArcheoTibur, "Culti&Dei nell'Antica Tibur - Pars Secunda&Quarta"
-Giovanni Di Braccio, ArcheoTibur, "Lucio Munazio Planco, il Generale Leggendario - Parte I, II.
-Christian Doddi, ArcheoTibur, "Il Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli e i Grandi Santuari Repubblicani".

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