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Il Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli e i grandi Santuari repubblicani


A cura di Christian Doddi.

Modellazione 3D, Santuario Ercole Vincitore Tivoli, Quarto livello o Area Sacra, tempio su altopodio e doppio ordine di portici con statue
dei Summi Viri, ArcheoTibur2019©
, Tutti i Diritti Riservati.


Prima di parlare di questi grandi complessi architettonici è opportuno distinguere alcuni termini, utilizzati in modo non appropriato riguardo il significato esatto della parola “Santuario”. Spesso si sente parlare del “Tempio di Ercole a Tivoli”, del “Tempio di Giove Anxur a Terracina”, del “Tempio della Fortuna Primigenia a Palestrina” e di altri “Templi” ancora, in riferimento ai complessi monumentali omonimi: in realtà la terminologia di “Tempio” può essere riferita solo ad una parte del Santuario. Per rendersi conto, per esempio, non si può chiamare un dito col nome di “falangetta” o automobile col nome di “motore”, questo perché la falangetta e il motore sono componenti singolari di un insieme più grande di altre parti che poi formeranno, appunto, il dito e l’automobile. Sul Dizionario di Architettura di Pevsner, Fleming e Honour, i termini Tempio e Santuario sono descritti nei seguenti modi:

-          Il termine tempio si riferisce di solito, in generale, agli edifici sacri non cristiani. All’opposto delle chiese cristiane, l’interno del tempio (Naos) era adibito alla conservazione dell’immagine del culto. […] Le diverse denominazioni del tempio derivano dalla diversità della parte costruita intorno al naos […]

-          Santuario luogo sacro dove generalmente sorge un tempio o una chiesa cristiana. Complesso costituito da edifici sacri e luoghi di culto.

Nello specifico dei grandi santuari repubblicani, il santuario poteva esser visto come un insieme di edifici di culto ed edifici civili, come tabernae, teatri, ninfei ed altro. Ovviamente il monumento principale di questi grandi complessi era il Tempio, luogo di culto di grande rilevanza e quindi attrattiva per i pellegrini che viaggiavano per venerare il Dio a cui era dedicato l’edificio sacro. Il flusso continuo di devoti, ovviamente, era fonte di guadagno permanente; il pellegrino giunto al tempio aveva dei bisogni e per soddisfarli, quindi, fu opportuno costruire intorno al luogo devozionale degli esercizi commerciali che disponevano delle materie necessarie per accontentare quelle necessità. Per questo all’interno di un santuario troviamo taberne, teatri, ninfei, lupanari e luoghi di svago vari. Inoltre, essendo il complesso gestito dai sacerdoti, si può riscontrare nella maggior parte dei casi costruzioni come stalle o case, indispensabili per poter portare avanti il proprio sostentamento, allevando bestie, coltivando frutta e verdura e pernottando nell'interno dell’area sacra. Quindi, per chiudere l’introduzione alla specifica dei monumenti presi in considerazione, il tempio non era nient’altro che il punto focale del santuario, che però inglobava in sé anche altri edifici di diverse funzioni. 

I Santuari, dalla Grecia a Roma

Come capita per la quasi totalità dell’architettura antica nel mondo greco-romano, un primo passo verso un canone compositivo per la realizzazione di grandi aree dedicate ai culti delle divinità, fu compiuto proprio dagli Elleni. Si può disquisire sull’invenzione di Santuari già nelle civiltà mesopotamiche, puniche o italiche, ma la regolamentazione di un modello architettonico, con elementi validi nella maggior parte dei casi, va attribuita al popolo dell’Ellade. Come nasce un Santuario, però? Si potrebbero scrivere pagine su pagine circa le fasi evolutive della monumentalizzazione di un culto, ma qui ci limiteremo a dare un breve accenno su come venne idealizzato l’archetipo del Santuario. Per comprendere ciò bisognerebbe studiare la nascita dell’architettura greca partendo dalla grande civiltà minoica, ma basterà affidarsi a Vitruvio che fornisce indicazioni abbastanza precise su come si è giunti fino a quello che i nostri occhi possono ammirare stupefatti tutt’oggi. Il trattatista del “De Architectura” dice che i primi templi nacquero in argilla e legno, dal modello degli Heròon (luoghi di sepoltura degli eroi) greci. Famosa è la capanna di Lefkandi, datata all’inizio del X sec. a.C., che può essere presa come modello base degli Heròon della Grecia eroica, dalla cui evoluzione nacque pian piano il tempio greco per come siamo abituati a vederlo. Dalla realizzazione di un modello di “casa per gli Dei”, si passò alla recinzione (Tèmenos) di un’area sacra più vasta intorno all’edificio templare per isolarsi dall’urbanizzazione intensiva nell’area ed evitare, quindi, di commettere sacrilegio verso le divinità. Proprio da questa idea di rispetto si è trovata l’esigenza di dare al Dio, ma anche ai fedeli, dei servizi di svago come spettacoli teatrali, processioni sacre, luoghi di ristoro e di dono ed altro ancora; questo tipo di urbanizzazione, volta al compiacimento della divinità, ha portato all’idea di Santuario. Ovviamente, come anticipato, l’evoluzione di questo tipo di complesso architettonico è ben più ampia e complessa, ma ai fini dell’articolo non è necessario approfondire oltre. Un esempio di questo genere è rappresentato dal Santuario di Apollo a Thermos (Corinto) dove, al di sotto del Tempio, sono state rinvenute tracce e fondazioni di edifici precedenti, edifici cultuali quali un Heròon e un tempio ligneo, a dimostrazione che la sacralità del luogo, nonostante la disfatta degli edifici più antichi, portò ad avere il bisogno di erigere una casa per la divinità, anche al di sopra dei resti precedenti. Parlando di Santuari dell’antica Grecia non si possono non citare il Santuario di Apollo a Delfi, sede del più famoso oracolo del mondo antico, il Santuario di Olimpia dove sorgeva all’interno il meraviglioso Tempio di Zeus, casa di una delle sette meraviglie del mondo antico, la statua crisoelefantina di Zeus scolpita da Fidia, e il Santuario di Asclepio a Epidauro. Descritta in breve l’evoluzione architettonica e urbanistica, ora si può parlare della composizione formale e stilistica dei Santuari greci: ovviamente l’elemento fondamentale del Santuario greco era il Tempio, la casa del Dio e il luogo più sacro all’interno del Tèmenos. Oltre all’aedes vi erano le stoà, i bouletérion, gli ekklesiastérion e, a volte, i teatri; non mancavano di certo edifici civili di proprietà dei sacerdoti e, soprattutto, luoghi di ristoro a servizio dei fedeli e per il sostentamento economico dell’area sacra. In maniera analoga nacquero i grandi Santuari italici: in uno specifico luogo di culto molto antico si cercò di restituire monumenti per poter professare la propria fede in maniera più concreta. Si partì sempre dall’area considerata sacra, come per esempio un luogo ove si era manifestato un fenomeno naturale (ai tempi inspiegabile e percepito come sovrannaturale), per poi passare alla realizzazione di dolmen, menhir, altari et similia; si procedeva costruendo intorno una “casa” per il Dio, prima in legno poi in elemento lapideo. Infine, al calare della Repubblica, quei luoghi sacri vennero riurbanizzati e di nuovo monumentalizzati in scala più vasta e con sensibilità architettoniche ben più profonde e avanzate: il Santuario romano, difatti, non differisce di molto rispetto a quello greco, anche se l’architettura romana (seppur derivante in gran parte da quella greca) possiede i suoi canoni e le sue regole compositive. Quali sono gli aspetti basilari di un Santuario romano tardo-repubblicano? Nel tema che verrà approfondito gli aspetti fondamentali sono di certo il Tempio, i grandi porticati colonnati, il teatro e tutta quell’architettura civile come tabernae e case private dei sacerdoti. Come si può notare gli elementi fondanti sono del tutto simili a quelli greci anche se, come verrà esposto in seguito, le regole urbanistiche e compositive dei Santuari romani sono più avanzate e regolari poiché, derivando da impianti etruschi e greci, vi fu un’evoluzione sopraffina della maturità architettonica e di sviluppo di questi giganteschi monumenti sacri.

Ipotesi ricostruttiva del Tempio di Zeus nel grandioso Santuario di Olimpia,
Grecia, V secolo antecedente l'era cristiana.


Il Santuario d’Ercole Vincitore – Tivoli

La completa descrizione in maniera dettagliata del Santuario di Ercole Vincitore è stata redatta in diverse pubblicazioni dal professor F.C. Giuliani e quindi se ne consiglia una lettura per un approfondimento adeguato dell’argomento. Nell’articolo seguente ci si limiterà ad indicare in generale alcuni aspetti basilari del complesso archeologico da un punto di vista architettonico, socio-culturale e religioso.


Modellazione 3D, Santuario Ercole Vincitore Tivoli, Quarto livello o Area Sacra, tempio su altopodio e doppio ordine di portici con statue dei Summi Viri, ArcheoTibur2019© , Tutti i Diritti Riservati.



Il sito sorge in un punto strategico, al di fuori delle mura urbane, su delle imponenti sostruzioni erette per portare a livello la ripida costa scoscesa della collina su cui nasce la città di Tibur. Questo immenso complesso architettonico modificò sensibilmente l’andamento orografico naturale del luogo di ubicazione del Santuario e ciò risulta chiaramente visibile in una simulazione informatizzata nel libro “Tivoli, il Santuario di Ercole Vincitore” del professor Giuliani alle pagine 28–29; inoltre fu edificato al di sopra di un tratto della via Tiburtina, antistante l’ingresso all’interno delle mura della città. Prima di parlare della costruzione in sé, è d’uopo descrivere l’attività culturale precedente alla monumentalizzazione della zona: nell’area subito al di sotto dell’attuale sito archeologico, nei pressi del ponte detto dell’Acquoria, da diversi secoli il semidio figlio di Giove era oggetto della venerazione da parte dei pastori locali e da quelli di transito. Probabilmente, come si può approfondire nell’articolo del dott. Stefano del Priore negli “Annales volume 0” (pagine 13-16), doveva ivi sorgere un Tèmenos ove si effettuavano rituali propiziatori e attività pastorali sacralizzate. Ovviamente la zona era un punto di incontro non indifferente poiché a valle, nei pressi del fiume Aniene, passava la via Tiburtina che risaliva il pendio della collina fino ad entrare nella città di Tibur; antecedentemente alla costruzione della via consolare vi era comunque un percorso secolare di collegamento tra la parte alta e la parte bassa della zona: non è affatto inverosimile l’idea che la via Tiburtina fosse soltanto l’evoluzione ingegneristica di quel percorso. Il segno della sacralità dell’area, quindi, era già impresso da diversi secoli (come già spiegato precedentemente) e perciò negli anni della Repubblica ci si limitò a monumentalizzare il luogo di culto per dare ai fedeli degli edifici, ove condividere la loro fede, più rigorosi di un semplice Tèmenos. La realizzazione del complesso del Santuario di Ercole Vincitore si data nel II sec. Antecedente l'era cristiana: la pianta generale è a P con un tempio e un teatro posti nell’asse di simmetria centrale (anche se in realtà il Tempio non è perfettamente centrato per via della leggera differenza di dimensioni delle arcate dei portici, che essendo dello stesso numero sia nell’ala destra che nell’ala di sinistra, comportano un leggero spostamento dall’asse di simmetria). Tale soluzione può dirsi quasi canonica e difatti la ritroviamo nel Santuario di Giunone a Gabii, in quello Sannitico di Pietrabbondante, nel meraviglioso Santuario della Fortuna Primigenia a Praeneste (l’attuale Palestrina) anche se con degli accorgimenti orografici particolari, quello di Esculapio a Fregellae e quello di Munigua in Spagna (che prese come modelli proprio quelli di Tibur e Praeneste). L’Aedes Herculis poggiava su un doppio podio imponente: il primo probabilmente serviva per portare a livello dei portici superiori la base del secondo podio, mentre quest'ultimo serviva ad innalzare il tempio su un piano più alto rispetto a quello “mortale”. La maestosa struttura si presenta come un tempio ottastilo periptero sine postico e dall’inusuale composizione della pianta della cella derivante dai templi di stampo etrusco-italico. Tale soluzione è riscontrabile negli edifici sacri di Juno Regina e Iupiter Stator, presso il grande Porticus Metelli, fatto erigere da Quinto Macedonio Metello tra il 146 e il 143 a.C. Varie interpretazioni stilistiche sono state attribuite al Tempio di Ercole, c’è chi lo immagina come del tipo Dorico e chi lo raffigura del tipo Corinzio, ma personalemente ritengo che tale struttura con proporzioni così snelle apparisse a caratteri Ionici. Il rapporto tra diametro di base e altezza della colonna nel tempio tiburtino è circa di 8,5, ovverosia troppo snello per l’ordine Dorico di quel periodo, considerando che tale proporzione si raggiunge in età sillana nel tempio di Ercole a Cori (rapporto di 8,75). Operando un’attenta analisi dei rapporti altezza/diametro di base (ci vengono d’aiuto la Tavola XIV pag. 63 “guida agli ordini architettonici – il dorico” e la Tavola X pag. 49 “guida agli ordini architettonici – lo ionico” di Giorgio Rocco) si riscontra che in media tale rapporto di circa 8,5 può ricadere nel periodo tra il II e il I sec. a.C. in ordini come lo Ionico e il Corinzio.

Tavola estratta da "il Dorico" Giorgio Rocco, esplicante le proporzioni
della colonna Dorica dall'età arcaica al tardo Ellenismo.

Utilizzare, però, quest’ultimo ordine significherebbe realizzare dei capitelli sensibilmente più alti rispetto a quelli ionici e ciò ingannerebbe l’occhio umano riguardo la snellezza complessiva della colonna: per questi motivi, dunque, reputo plausibile ipotizzare che l’aspetto stilistico fosse d’ordine Ionico; purtroppo, però, senza riscontri archeologici non si può essere certi dell’appartenenza a tale maniera e di conseguenza senza tali prove non è sbagliato immaginare il tempio nei tre ordini. Inoltre nel complesso vi erano altri importanti strutture come il teatro, utilizzato per le rappresentazioni delle Δωδέκαϑλος-Dodekathlos, le 12 Fatiche che l'Eroe sopportò per volere dell'ostile matrigna Giunone, inscenate durante i giorni sacri al Dio ovverosia durante le  Idi di agosto, il 12 e il 13, la  biblioteca definita Bibliotheca Tiburtis e gestita dai Sacerdoti Salii così come testimoniato da Aulio Gellio nelle sue Noctes Atticae, il quale visitò Tibur nel 160 d.C. circa, il thesaurus ove erano custodite le ricchezze del tempio e di una basilica denominata "Liapta", nelle cui aule l'Imperatore Ottaviano Augusto amava amministrare la giustizia (Svetonio, vite dei dodici Cesari), quando si trovava nella città Superba. Il possente Santuario dell'Ercole Tiburtino, fonte di ricchezza e potere per la città, rimase in funzione perlomeno fino al  IV secolo dell'era cristiana, nonostante fossero già ravvisabili elementi di decadenza; la sua definitiva defunzionalizzazione, e caduta, avvenne probabilmente durante la guerra greco-gotica tra Totila e il generale bizantino Narsete: i Goti, dopo aver conquistato la città nel 544-545, nell'anno 547 utilizzarono la struttura come base di acquartieramento e sede del tesoro imperiale, dopo averne fortificato le difese.



Tavola estratta da "il Dorico" Giorgio Rocco, esplicante le proporzioni
della colonna Ionica dall'età arcaica al tardo Ellenismo.



Ricostruzione 3D, Gabii, Santuario di Giunone.


Il Santuario di Giunone - Gabii

Seppur di notevole importanza nella storia più antica di Roma, Gabii in piena età repubblicana venne man mano lasciata all’abbandono per motivi a noi sconosciuti. Il sito si trova sulla via Gabina nell’importante percorso che collegava l’Urbe a Praeneste.

Ricostruzione 3D, Gabii, Santuario di Giunone.

Nel sito millenario dove il mito vuole che Romolo e Remo vennero educati e dove Tarquinio il Superbo si rifugiò quando venne cacciato da Roma, sorgeva un primo santuario situato più ad est di quello di Giunone, lasciato poi al degrado con la costruzione di quest’ultimo. Le ragioni per cui il console Cornelius Cethegus scelse un sito in una fase di abbandono per la costruzione del grande complesso religioso non ci sono note, ma si possono formulare varie ipotesi come per esempio la riqualifica di una città che fu, insieme a Tibur e Praeneste, uno dei centri di maggior importanza della Lega Latina (Dionigi di Alicarnasso, Antichità Romane); oppure la monumentalizzazione di un nuovo complesso per via della fatiscenza del primo santuario e altro ancora di cui non siamo a conoscenza. L’aspetto della maestosa opera appare similare al Santuario tiburtino, ma questo perché il canone architettonico dell’epoca rispondeva a determinati criteri di progettazione e costruzione; nel complesso vi è un grande porticato a P, un tempio dedicato alla Dea Giunone e un teatro: conoscendo il nome del console Cornelius Cethegus possiamo datare con certezza l’edificazione tra il 160 e il 150 a.C. Il sito nacque su di una grande pianura e si eleva su di un solo livello a differenza di quello di Ercole Vincitore, dove l’orografia del terreno costrinse la realizzazione di maestose sostruzioni e l’edificazione di più livelli per compensare il grande salto di quota del clivus tiburtino. L’eleganza architettonica viene meno se si mette in parallelo con il complesso di Tivoli dove, soprattutto per il teatro, la ricercatezza del dettaglio e l’utilizzo di marmi pregiatissimi rendevano il Santuario di Ercole di gran lunga più appariscente; ciò non significa che però il santuario gabino non fosse all’altezza di una divinità. Il tempio dedicato a Giunone si ergeva maestoso su alto podio e si presentava come un prostilo esastilo sine postico e considerate le sue proporzioni slanciate verso l’alto, l’impatto visivo portava il fedele a sentirsi decisamente piccolo dinanzi alla casa della regina degli Dei. Il teatro era composto solo della classica scalinata semicircolare e di un palco senza però le meravigliose strutture architettoniche del frons scenae, classiche dei teatri romani.

Pianta Santuario di Giunone a Gabii.

Santuario Sannitico – Pietrabbondante


Restituzione 3D, Santuario Sannitico di Pietrabbondante.


Nel caso di Pietrabbondante, il complesso si compone di più parti di cui la più importante è certamente quella del santuario. Difatti, oltre all’impianto tempio-teatro, vi sono ubicati anche la c.d. domus publica e il tempio ionico. L’edificazione dell’area è già attestata intorno al V sec. a.C., ma è dal III sec. a.C. che si inizia a monumentalizzare l’intero complesso con la costruzione del Tempio A, distrutto nel 217 a.C. da Annibale e ricostruito in seguito. La parte che riguarda il Santuario, inteso come quelli affrontati precedentemente, è coeva con il complesso di Ercole Vincitore a Tivoli: lo schema d’impianto è studiato sulla planimetria del Santuario Gabino, ovvero composto da tempio, teatro e ali porticate. A differenza del teatro di Gabii, a Pietrabbondante gli scavi hanno riportato alla luce le antiche strutture del frons scenae, le cui ricostruzioni virtuali ci mostrano uno splendido insieme architettonico compatto e meno vasto dei Santuari Laziali, ma non per ciò non meno scenico. Il Tempio B (ovvero quello del complesso tempio-teatro) si presentava anch’esso su alto podio, ma con matrice architettonica del tipo etrusco-italico: prostilo tetrastilo con cella tripartita. Nonostante questa tipologia nel II-I sec. a.C. fosse ormai superata da tempo la scelta è stata sicuramente influenzata dalla cultura del luogo poichè la zona di ubicazione sorge nell’ampia regione del Sannio, abitata dall’omonimo popolo dei Sanniti, non del tutto romanizzata fino all’età augustea. Come nel caso del più famoso Tempio di Giove, Giunone e Minerva del Campidoglio (e ancor prima Giove, Marte e Quirino), la tripartizione del naos stava ad indicare una triplice valenza religiosa ma attualmente non si ha la certezza dell’attribuzione, tranne la presenza di decorazioni di divinità femminili e la scritta di L. Staatis Klar, ovvero il finanziatore che patrocinò i lavori per l'edificazione del tempio. I resti archeologici di metope e triglifi ci lasciano intendere che la struttura potesse essere di matrice dorica ma, considerando le influenze aborigene della zona, non si può escludere che l’edificio potesse apparire con rimandi all’architettura tuscanica. Confrontando il Santuario Sannitico, quello di Giunone a Gabii e quello di Ercole Vincitore dell’antica Tibur, si evince la grande influenza che ebbe la canonizzazione di una tipologia architettonica evoluta ed esplosa nel periodo repubblicano tra il II e il I sec. a.C. la quale, seppur impiantata nella zona laziale, si è espansa anche in altre regioni e come nel caso di Munigua (anche se in età alto-imperiale) ha raggiunto le lontane terre iberiche. Si potrebbe scrivere per pagine e pagine anche dei santuari di Palestrina, Terracina, Ariccia, Fregellae e Lanuvio ma per tale approfondimento consiglio la magnifica lettura, citata nella bibliografia, dell’opera del Coarelli sui Santuari Laziali. In questo articolo si è preferito mettere in parallelo tre splendide opere di urbanizzazione ed edificazione, che a volte sconvolsero l’orografia naturale del terreno, dando alla natura un surplus decorativo di grande impatto visivo e territoriale. Se si prendono a esempio i santuari di Palestrina e Terracina, per quanto anch’essi facenti parte della grande edificazione repubblicana di questa tipologia architettonica, lo schema d’impianto si differenzia per varie concause di tipo naturale e/o economico. Basti pensare al santuario della Fortuna Primigenia come una monumentalizzazione della costa del monte su cui sorge l’attuale città di Palestrina, con vari livelli e scalinate inesistenti nei complessi di Tivoli, Gabii e Pietrabbondante; oppure allo strano orientamento del tempio di Giove Anxur nell’omonimo Santuario di Terracina, orientamento dovuto alla difficoltà realizzativa dovuta al poco spazio disponibile. Come studioso dell’architettura greca e romana non mi sento di affermare la superiorità di un'opera rispetto a un'altra, screditando un santuario piuttosto che un altro, ma sicuramente posso affermare che ogni santuario aveva una sua particolarità che lo distingueva dagli altri e lo rendeva unico nel suo genere seppur simile nel complesso.

Pianta del Santuario Sannitico di Pietrabbondante, da www.sanniti.info.

Fonti Bibliografiche


- L’architettura del mondo antico, Bozzoni Franchetti Pardo Ortolani Viscogliosi, ed. Laterza 2006

- Guida agli ordini architettonici antichi: Il Dorico, Giorgio Rocco, Liguori 1994

- Guida agli ordini architettonici antichi: Lo Ionico,
Giorgio Rocco, Liguori 2003

- L’architettura del mondo romano,
Morachiello Fontana, Laterza 2009

- Tibur pars prima,
Cairoli F. Giuliani, 1970

- Tibur pars Altera,
Cairoli F. Giuliani, 1966

- I santuari del Lazio in età repubblicana, Filippo Coarelli, Edizione 1987

- Analisi storico-topografica-antiquaria della carta de’dintorni di Roma, Antonio Nibby, 1849

- Il Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli Problemi ed Ipotesi, Cairoli F. Giuliani – Franco Sciarretta, Tiburis Artistica 2010

- Tivoli Il Santuario di Ercole Vincitore, Cairoli F. Giuliani, Tiburis Artistica 2009

- ArcheoTibur Annales vol. 0, QuickEbook, 2018-2019

- Le Vite dei Dodici Cesari, Svetonio

- La città Romana, Paul Zanker, Editori Laterza 2013

- La città Greca, Paolo Morachiello, Editori Laterza 2003

- Etruscan and Early Roman Architecture, Axel Boethius, The Publican History of Art 1978

- “Viaggio a Tivoli”, Franco Sciarretta, Tiburis Artistica, 2001

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