Benvenuti nel sito ufficiale dell'A.P.S. ArcheoTibur di Tivoli (RM).NUOVO ANNALES VOL. 2 DISPONIBILE

Il Mausoleo di Tiberio Claudio Liberale

 A cura del dott. Stefano Del Priore e Ing. Christian Doddi.


Figura 1 – Ipotesi ricostruttiva 3D del Mausoleo di Claudio Liberale –
Ing. Christian Doddi – ArcheoTibur 2021, Tutti i Diritti Riservati
©



Nel portare all’attenzione l’importanza che il Lapis Tiburtinus, oggi conosciuto come Travertino, ebbe nell’antichità romana e quale fondamentale funzione venne a ricoprire nel corso dei secoli, inizieremo questo affascinante viaggio a ritroso analizzando un monumento tanto singolare quanto misconosciuto ubicato nelle Cave del Barco, nel territorio di Tivoli Terme: il Mausoleo di Tiberio Claudio Liberale (Fig. 1), rintracciabile al km 23,700 della Via Tiburtina.1


CARATTERISTICHE ARCHITETTONICHE


Attualmente inglobato nel casale Rinascimentale denominato “Casaccia del Barco” (Figura 2), risalente ai primi decenni del XVII secolo, ed edificata dalla famiglia Tucci, è un monumento funerario a perimetro quadrato misurante circa 7,30 m, avente cella circolare di 4,75m caratterizzata da una porta architravata e quattro grandi nicchie corrispondenti a coppia(m 2,40 x 1,20) dotate di teche rettangolari posizionate sul fondo, la cui funzione era di allocare le statue funerarie ( cm 60 x 90). Il monumento, nonostante lo stato di profondo degrado e abbandono nel quale versa, presenta un eccezionale stato di conservazione grazie alla superba solidità della sua struttura e al successivo riutilizzo in età medievale, durante la quale venne edificata una torre di guardia con funzioni di base, con la riproduzione esatta del perimetro esterno di forma quadrata.



Figura 2 – La cosiddetta Casaccia del Barco

Il corpo del sepolcro è di forma cubica e interamente realizzato in blocchi di travertino da quattro assise, così come l’imponente basamento di fondazione, mentre la cupola cassettonata (Figura 3 - 4) e la cupola, dotata di 4 finestre lucifere strombate a gola di lupo, sono costituite da Opus Caementicium.



Figure 3 e 4 – Sezione asssonometrica del Mausoleo di Claudio Liberale
 (Ing. Christian Doddi - ArcheoTibur 2021, Tutti i
Diritti Riservati©) e panoramica interna
del monumento (Ph. Credit Arch. Alessandra Castagnolo).


Una delle particolarità piuttosto singolari del monumento risiede nella tecnica utilizzata per ricavare la cella, la quale venne ottenuta tramite un certosino lavoro di scalpellinatura a partire da un modesto vano centrale di forma rettangolare lasciato in fase di assemblaggio dei blocchi, chiaramente distinguibile unendo tramite una linea parallela al lato della tomba le giunture grossomodo coincidenti con le angolature dei nicchioni, il che portò al risultato di angoli ottusi e acuti riscontrati nei singoli elementi; una volta terminate le operazioni di scavo vero e proprio, le superfici vennero rifinite tramite l’utilizzo di scalpellino a punta fine e martellina, contestualmente issando i blocchi d’imposta del tamburo, i quali vennero però lavorati a parte così come le imposte della porta d’ingresso. (Figura 5)



Figura 5 – Porta d'ingresso del Mausoleo di Claudio Liberale.
Ph. Credit Arch. Alessandra Castagnolo



Internamente la struttura si presenta come nettamente diversificata in due tipologie, avente Opus Quadratum privo di Caementicium nei piedritti, mentre Caementicium rivestito di Latericium e stuccato per quanto concerne tamburo e volta; esternamente, l’intero corpo era avvolto, dalla base sino alla terrazza, da un’unica orditura di elementi squadrati. L’intero edificio poggi su di una robusta platea di imponenti massi di travertino, seppur risulti oggettivamente difficile stimarne l’ampiezza, tanto a causa del fenomeno di interro quanto delle superfetazioni edili venute ad accumularsi nel corso dei secoli successivi; nei punti più facilmente osservabili, come l’ingresso della tomba, il sopravanzo con la parete è stimabile in circa 1 metro. Altra caratteristica peculiare riguarda il posizionamento statico dell’ambiente, il quale pur non avendo dimensioni uniche, risulta sempre al centro del quadrato fungente da base: analizzando i segni lasciati dall’upupa (il maleppeggio), dagli scalpellini e dalla martellina dentata sugli stipiti della porta, diseguali tra interno ed esterno, si può chiaramente comprendere come, a accezione della porta stessa che venne utilizzata per l’accesso, il resto della cella venne ricavato in un momento successivo, causando quelle asimmetrie e differenze strutturali osservabili nelle dimensioni delle nicchie. La porta era dotata di uscio scorrevole, di cui resistono ancora oggigiorno i fori allocanti i cardini nel soffitto e quello relativo al paletto della soglia, la quale risulta lievemente spostata; superiormente alla cornice, si staglia un tamburo alto circa m 1,40, rivestito interamente di mattoni rettangolari e spezzati, a esclusione della parte a contatto con la cornice stessa; la grossolana finitura della cortina del tamburo lascia supporre che fosse rivestita con dell’intonaco. Delle quattro finestre strombate a gola di lupo sopravvivono nella loro integrità solamente quella orientale e settentrionale, mentre quella meridionale solo in parte, con un foro circolare praticato al di sopra al fine di consentire un maggior ingresso di luce; in prossimità di quella occidentale è ravvisabile un profondo taglio successivamente richiuso attraverso l’ausilio di materiale lapideo di spoglio, mentre la semicalotta è impreziosita da un cassettonato a di tredici file. Per quanto concerne invece l’esterno (Figura 6), l’unica porzione lasciata fondamentalmente libera dalle successive costruzioni è quella frontale, a cui è addossato il piano terra del Casale Petrucci, proprietari della tenuta del Barco sin dal XVII secolo: la porta, con stipiti sagomati, risulta essere visibile nella sua interezza, così come la ricca cornice a gola rovescia e listelli (come chiaramente rappresentato dal Canina). Per quanto concerne i lati O e N, essi appaiono ricostruiti con muratura medioevale, la quale fa utilizzo di elementi misti di natura basaltica, marmorea e di travertino, mentre sulla sommità della cupola è riscontrabile un battuto formato da laterizi, il quale costituiva il pavimento del primo piano della già menzionata torre di base: la porzione superiore del mausoleo era probabilmente impreziosita da un coronamento ipotizzabile in una piccola cornice sporgente, con svettante su di essa un parapetto di minute dimensioni.


Figura 6– Ipotesi ricostruttiva 3D del Mausoleo di Claudio Liberale – Ing. Christian Doddi – ArcheoTibur 2021, Tutti i Diritti Riservati©.

L’edificazione della torre è da considerarsi provvidenziale, poiché cinse con solida e robusta protezione l’area del sepolcro, proteggendolo e preservandolo dalle spoliazioni e ruberie perpetrate in età rinascimentale (caso emblematico furono quelle messe in atto presso la Villa Adriana, a opera di Pirro Ligorio per conto del Cardinale Ippolito d’Este, al fine di arredare riccamente la residenza tiburtina di quest’ultimo): nelle muratura sono evidenziati chiaramente anche dei cubilia di Opus Reticolatum; interventi sulla malta in sporgenza sono databili al XII secolo, identificabili grazie alla tipologia di rifinitura in uso all’epoca. A livello compositivo, studiandone i prospetti, il Mausoleo appare come la classica tipologia cilindrica a blocchi ti travertino, trasposto però su matrice parallelepipeda.(Figura 7) Cosa vuol dire? L’edificio avrebbe le stesse caratteristiche dei monumenti funerari tipici del periodo che comprende la fine della Repubblica e l’inizio dell’Impero, come quelli di Cecilia Metella (Roma), Munazio Planco (Gaeta) e dei Plauzi (Tivoli) . Tali caratteristiche, però, le ritroviamo nel Mausoleo di Liberale su di una pianta quadrata e non circolare, per questo si distingue dagli altri edifici per differenza della composizione. Se a livello di prospetti bidimensionali si riscontrano analogie con i monumenti del I sec. a.C/d.C., in pianta vi sono riscontri con tipici del III/IV2 sec. d.C., anche se differenziati da una semplicità più spigliata ma non meno interessante. L’utilizzo della radialità delle nicchie risolve il problema spaziale dinamico di un edificio a semplice pianta, con forte centralità e staticità delle forme. La dinamicità che si viene a creare ruotando di 45° le nicchie cultuali, regola inoltre la possibilità di ritrovarsi frontalmente due spazi sacri anziché uno solo, come nel caso dell’assialità ortogonale delle nicchie rispetto all’ingresso. Seppur apparentemente semplice, l’edificio è il risultato di uno studio ben impostato del progettista, che oltre a giocare con prospetti e piante, riesce a regolare una direzionalità radiale alla figura base del quadrato3. La grande sensibilità architettonica del progettista la si può notare meglio in sezione, ancor di più se assonometrica. Lo splendido gioco volumetrico che l’architetto realizza è un continuo inganno alla percezione. Viene quasi di pensare che si sia divertito a creare illusioni sensoriali atte a rendere un monumento funerario come un edificio in continua evoluzione, a connessione con la sacralità del luogo. All’interno di un parallelepipedo viene estratto un volume cilindrico a cui è aggiunta una cupola cassettonata. Quello che si percepisce è inizialmente un parallelepipedo; successivamente (entrando) vi si trova uno spazio radiale ruotato di 45° rispetto all’asse d’ingresso; alzando leggermente lo sguardo il volume appare cilindrico; ed infine, incoerentemente alla copertura piana dell’esterno, vi è un soffitto cupolato e cassettonato. Come già detto, per apprezzare al massimo la sensibile composizione architettonica del Mausoleo, sarebbe interessante riproporlo come l’architetto Mario Botta ripropose in sezione San Carlino di Borromini a Lugano tra il 1999 e il 2003. Difatti, data la complessità dei negativi volumetrici del monumento, proporre soltanto sezioni bidimensionali non ne esalterebbe la ricercatezza spaziale. Una sezione assonometrica o prospettica, invece, metterebbe a risalto tutto quello che non è possibile apprezzare da foto o disegni 2D.


Figura 7 - Ipotesi ricostruttiva 3D del Mausoleo di Claudio Liberale – Ing. Christian Doddi – ArcheoTibur 2021, Tutti i Diritti Riservati©.

RITROVAMENTI, RILIEVI E TESTIMONIANZE

Solo i rilievi del Canina4 (Figura 8 ), in parte, e quelli successivi del Lanciani5(Figura 9), molto più precisi, presentano un buon grado di attendibilità circa il monumento: le altre testimonianze non posseggono attualmente un buon grado di attendibilità. Il noto storico Fausto Del Re, nel 1611, trasmette la testimonianza del ritrovamento dell’iscrizione funeraria di Tiberio Claudio Liberale6, ritenuto un Liberto vissuto sul a cavallo tra la fine del II e il primo decennio del III secolo secolo dell’Era Cristiana, durante il principato dell’Imperatore Settimio Severo (Lucius Septimius Severus Augustus; Leptis Magna, 11 aprile 146Eboracum, 4 febbraio 211, in carica dal 9 aprile del 193 al 4 febbraio del 211, giorno della sua dipartita); tale ipotesi deriva dal ritrovamento di conio relativo al sopracitato Imperatore, monete rinvenute nei pressi del monumento funebre. Cabral e Del Re erano fermamente convinti che l'area del Barco appartenesse precedentemente al Centronio vissuto sotto l'Imperatore Domiziano e menzionato dal poeta e retore Decimo Giunio Giovenale (Aquinum, tra il 50 e il 60 – Roma, post 127 d.C.), passò successivamente a Claudio Liberale7: l'epitaffio del sepolcro risulta ignoto ed è altrettanto incerto che gli appartenga il CIL XIV – 3760 (= Inscr. Ital. 319)8, rinvenuta nel 1734.


Figura 8 – I Rilievi del Mausoleo di Claudio Liberale effettuati dal Canina, pianta e sezione.


Figura 9 – Pianta e rilievo del Mausoleo di Claudio Liberale effettuati da R. Lanciani.


Il primo risulta inciso su due lati opposti di un'ara in marmo bianco (Figura 10), la quale non risulta pertinente al tipo di tomba in esame; nei rimanenti lati, raffiguranti il primo una figura maschile cinta da perizoma e brandente un flagellum, in cui forse è da vedersi il Dio FaunoLupercus9, affiancato da due giovinetti vestiti di un corta tunica, mentre il secondo un cavaliere seguito da un Signifer: il Lanciani si limitò a copiare in situ un frammento epigrafico di poche lettere, mentre il Sante Viola riferì il ritrovamento di un masso dalla forma rettangolare, a circa 1,5 m dal monumento, sulla cui facciata era ravvisabile un triangolo dalle proporzioni perfette, al cui centro era rappresentato l'astro lunare nel mutare delle sue fasi e tre stelle: dai sopralluoghi del prof. Mari, non è stato possibile identificare questa interessante incisione, il cui significato probabilmente era connesso intrinsecamente alla sepoltura.





Figura 10 – Cippo e relativa epigrafe funeraria di Tiberio Claudio Liberale – Musei Vaticani, Roma.

La data di edificazione del mausoleo, la cui struttura esterna era presumibilmente di forma cubica, è collocabile, grazie all'analisi della struttura in Caementicium e e dai laterizi in uso, alla seconda metà del I secolo; la tecnica costruttiva del monumento, particolarmente singolare e originale, è da porsi in stretta relazione la vicina presenza della Cave del Barco ove operavano gli abili Quadratarii10. In generale, la tenuta del Barco è stata oggetto di interessanti ritrovamenti epigrafici di tipologia funeraria (Figura 11) come CIL XIV - 3736 (= Inscr. Ital. 288)11, CIL XIV 3750 (= Inscr. Ital. 305), 3751 (= Inscr. Ital. 306), 3684 (= Inscr. Ital. 477) e Inscr. Ital. 263, tra le quali la seconda e l'ultima sono da riferirsi a sepolcri delimitati da aree di rispetto e, dunque, appartenenti a famiglia di ceto altolocato.


Figura 11 – Una delle epigrafi funerarie rinvenute presso la Casaccia del Barco.




Figura 12 - Sezione assonometrica del Mausoleo di Claudio Liberale - Ing. Christian Doddi - ArcheoTibur 2021, Tutti i Diritti Riservati©


Fonti Bibliografiche:


- Forma Italiae - Tibur Pars Quarta, Zaccaria Mari, Firenze, Olschki , 1991;

- Viaggio a Tivoli, Franco Sciarretta, Tivoli, Tiburis Artistica Edizioni, 2001;

- Annales di ArcheoTibur – Volume 0, ArcheoTibur – QuickEbook Edizioni, Tivoli, 2019;

- Annales di ArcheoTibur – Volume II, ArcheoTibur – QuickEbook Edizioni, Tivoli, 2021;

-ORIGINES, Stefano Del Priore – ArcheoTibur; QuickEbook Edizioni, Tivoli, 2020;

- (A cura di Giardini M.), in Atti del Convegno sul tema “Il Travertino. Aspetti naturalistici e sfruttamento industriale all'inizio del terzo millennio: la Cava del Barco e la Piana delle Acque Albule in antichità”, Zaccaria Mari, 2002;


Note

1Così come analizzato in “Influenze dell'Architettura Tiburtina nel Mondo”, Annales di ArcheoTibur, Volume 0 – Christian Doddi, pp 127 – 129, ArcheoTibur – QuickEbook Edizioni, Tivoli 2019)

2 Vedi le piante del Tempio della Tosse (Tivoli), Mausoleo di Sant’Elena (Roma), Tempio Rotondo (Ostia Antica), Mausoleo di Villa Gordiani (Roma) e Mausoleo di Romolo (Roma). Cfr. con “Il Cosiddetto Tempio della Tosse”, Stefano Del Priore – Christian Doddi, Annales di ArcheoTibur volume II, ArcheoTibur – Quickebook Edizioni, Tivoli 2021

3 In architettura la geometria più utilizzata in pianta è il rettangolo, perché avendo una delle due dimensioni maggiore rispetto all’altra, si riesce a dare al progetto una direzione/direttrice di distribuzione e importanza degli spazi. Essendo il quadrato una figura che ha le due dimensioni di egual misura, si viene a creare il problema della direzionalità.

4Canina, Edifizi, p. 111, tav. CXXII, fig. 7 - 10

5Lanciani, Relazione, ff. 33 – 34;

6CIL XIV, 4239 ( Inscr. Ita. 155): Ti Claudio Liberali / praef(ecto). fabr(um).equo/ publico filio optimo / piissimo dulcissimo / sodali desiderantissim(o) / vixit annis XVI/ mensibus V. diebus XXI / parentes infelicissimi

7Il Canina datò il monumento funerario al I secolo e pertanto rifiutò categoricamente l'ipotesi della successione da Centronio a Claudio Liberale, sostenenendo che l'epigrafe fosse stata mal interpretata o letta erroneamente e che, al contempo, recasse il nome del liberto di quest’ultimo, tal Poside, a lui assegnò la potestà della tomba; tale farraginosa intepretazione è probabilmente dovuta alla volontà di operare un collegamento abbastanza forzato tra le Terme Posidiane di Baiae e quelle cosiddette di Agrippa, sempre in località Tivoli Terme, oggetto di un saggio in questo medesimo tomo (pp.

8La quale reciterebbe “SIBI EUTY CHIAE CONIVGI LIBERALI LIBERIS ET TAE PARENTIBVS OPTIMIS ET O / CLADO FRATRIBVS ET ISQ. OMNIBVS NOSTRIS”. Il testo, come appare evidente, è gravemente lacunoso e venne alla luce solo con gli scavi del 1734. Data la presenza di numerose tombe e sepolture, nell'area, non è assolutamente certo che il ritrovamento sia da collegare con il mausoleo in oggetto a questo articolo.

9Per un esauriente approfondimento circa questa ancestrale Divinità e le celebrazioni a essa associata, si consiglia la lettura di “Le Origini di San Valentino – I Lupercalia”, in ORIGINES, pp 66 - 83 , Stefano Del Priore – ArcheoTibur, QuickEbook Edizioni, Tivoli, giugno 2020.

10I Quadratarii erano gli artigiani che, prima dell'incisione vera e propria, tracciavano sulle lapidi il disegno delle lettere sulle quali veniva poi praticata l'incisione. Al pari dei cavatori di pietre, anche loro erano particolarmente devoti a HERCVLES SAXANVS, il cui peculiare culto italico è attestato solamente a Tibvr, Tridentvm (odierna Trento) e, al di fuori dei nostri confini, nella Gallia Belgica e nella Valle del Reno presso Andernach: tutte le epigrafi a esso riferite sono state trovate in antiche cave per l'estrazione della pietra o in centri abitati dove, nella cui circumvicinanze, operavano lapicidi, artigiani e cavatori di pietre. (Annales di ArcheoTibur, Volume 0 – Culti&Dei nell'Antica Tibur, Pars Secunda, Stefano Del Priore, pp 13 – 16, ArcheoTibur – QuickEbook Edizioni, Tivoli 2019)

11CAESILIA M L ELEV [theris] / M. CAESILIVS Ɔ L PR […] / CAESILIA Ɔ L PAM [phila]. Questo peculiare simbolo (Ɔ) è detto “C” rovesciata o retrograda, utilizzata in epigrafia latina per indicare il termime mulier, ovverosia “donna”.