Benvenuti nel sito ufficiale dell'A.P.S. ArcheoTibur di Tivoli (RM).NUOVO ANNALES VOL. 2 DISPONIBILE

Gaio Rubellio Blando

A cura del dott. Giovanni Di Braccio.

Illustrazione della Curia con i senatori.

Gaio Rubellio Blando visse tra l'età del Divino Cesare Augusto e il governo dell'altrettanto Divo Claudio Cesare Augusto. Purtroppo le fonti antiche che riguardano l'epoca degli Imperatori romani non ci riportano ne data di nascita e morte, tantomeno il luogo di sepoltura terrena. Tuttavia tramite i testi di Publio Cornelio Tacito, nato in Gallia Narbonese tra il 55-58 dell'era cristiana e morto a Roma tra il 117 e il 120 d.C., sappiamo che il padre di Blando, anch'esso Rubellio Blando, nacque nell'antica Tibur. Di status equestre, riuscì a compiere un notevole cursus honorum passando da semplice cavaliere, per di più di una città periferica seppur ricolma di innumerevoli Ville d'Ozium nel suo territorio quale Tivoli era diventata, a essere nominato senatore, pretore e proconsole nella provincia di Creta e Cirene (comprendendo il territorio che dall'isola di Minosse arrivava alla Cirenaica) poco dopo le guerre civili che insanguinarono per anni la Repubblica Romana.
Il figlio riuscì nel anno 18 d.C., ab U a di consul suffectus d'Asia (console di transizione per vacanza, mancanza effettiva o decesso di uno dei due consoli ordinari eletti durante il corso dell'anno in carica) seppur dopo un più o meno breve cursus honorum che un rampollo patrizio della Roma augustea doveva compiere . L'anno 19 nella Caput Mundi scoppiò un clamoroso caso in tribunale, in cui fu pienamente coinvolta Emilia Lepida, figlia di Marco Emilio Lepido minor, designata un tempo ad andare in moglie a Lucio Cesare, nipote diretto di Ottaviano Augusto, per poi sposare Publio Quirino. Essa fu accusata di adulterio e aver simulato la nascita di un figlio, a causa ciò ripudiata e posta sotto processo dal ricchissimo P. Quirino, ma anche di aver tentato l'avvelenamento e d'aver proceduto alla consultazione di magi caldeii sulla sorte della casa Imperiale et similia. In tribunale l'ex console nonché senatore C.R. Blando, appoggiato da Druso Giulio Cesare minor figlio dell'Imperatore Tiberio, propose di mandare in esilio E. Lepida e grazie all'intercessione di Marco Emilio Scauro non le furono confiscati i beni.

Nel 22 l'ex suffetto consolare Blando assieme all'ex console Manio Emilio Lepido proposero di non condannare a morte il cavaliere Clutorio Prisco reo, secondo il console in carica Decimo Aterio Agrippa e un delatore non meglio imprecisato nelle fonti tacitee, di aver composto un carme (forma poetica per indicare una canto dal tono solenne e dal carattere rituale) da pubblicare dopo la morte di Druso minore, che in quel anno era infermo, e che la vanità di Clutorio lo aveva spinto a leggerlo in casa dell'augures Publio Petronio dinanzi a molte donne della nobiltà romana, anche se il Generale Dr,so era ancora in vita, creando un grave scandalo in società. A ciò contro il volere di Lepido e Blando, fu condotto in carcere e subito messo a morte per giudizio della maggior parte dei senatori della Curia Capitolina. Prisco in precedenza fu lodato e incensato, con un'ingente donazione monetaria, dall'Imperatore Tiberio per aver composto il carme famoso di cui veniva celebrata la morte di Germanico. 

 Busto di Tiberio.

 Busto di Giulia Livilla.

Tiberio con il suo atteggiamento ambiguo e lunatico mosse aspre critiche al Senato, a proposito di questa causa, lodando tuttavia lo zelo di coloro che desideravano tutelare l'onore della famiglia imperiale anche per le più piccole offese recate al principe ma, al tempo stesso, deprecando la loro decisione perché con tanta fretta si era condannato un uomo reo solamente di aver pronunciato delle parole sconvenienti. Blando risulta menzionato anche nell'anno 33 dove la città viene descritta come funestata da molti lutti di uomini illustri, come la morte di Marco Emilio Lepido minor, Elio Lamia ex praefectus Urbi, Pomponio Fiacco propretore della Siria, e secondo Tacito ad aggravare ciò fu la grande tristezza che portò il matrimonio di Giulia Livia, nota anche come Livilla, figlia di Nerone Claudio Druso minor (figlio di Tiberio e Agrippina maior, nato nel 14 a.C. E deceduto nel 23 d.C.) e vedova di Nerone Cesare, con Rubelilo Blando il cui avo venuto da Tibur era ricordato sprezzantemente come un semplice cavaliere romano. Questo matrimonio tuttavia fu percepito dall'opposizione al regime tiberiano come l'ennesimo atto del Principe imperiale di mortificare la discendenza dell'abbondante prole di Germanico, illustre e amatissimo padre di Nerone Cesare. Dal matrimonio di Giulia Livia e Blando nacquero due figli: Rubellia Bassa e Rubelio Plauto, nato nel 33 e morto nel 62: quest'ultimo fu fatto perseguitare a morte dall'Imperatore Nerone, suo stesso parente. Rubellio viene ricordato anche nel 36, in cui Roma fu colpita da un grande incendio che coinvolse il colle Aventino, il Circo Massimo e il Tempio del Divo Augusto. L'Imperatore Tiberio fece restaurare il Circo e gli edifici attigui a sue spese, a ciò lodato e apprezzato dai romani per la sua attenzione ai conti pubblici delle casse dello Stato, facendo stimare i danni ai quattro mariti delle sue nipoti: Gneo Domizio Enobarbo, marito di Agrippina minor, Lucio Cassio Longino. coniuge di Giulia Drusilla, Marco Vinicio e Rubelio Blando, ai quali fu aggregato per nomina consolare Publio Petronio. Tra i suoi più alti incarichi, oltre a quello consolare, vi è il ruolo di proconsole d'Africa tra il 35 e il 36 d.C.

Focus

Tradizione vuole Rubellio Blando possedesse una magnifica villa d'ozium nella città di Tibur, ubicata secondo Cabral e Del Re lungo le pendici di Monte Ripoli, il quale termine oronomico altro non sarebbe se non la contrazione e corruzione di Rubellii. E' attualmente ignoto se si tratti del medesimo Rubellio Blando che fece erigere in Tibur un tempio dedicato a Giunone, un altare in onore di Giulia Drusilla sorella di Caligola e fece restaurare, come testimoniato da un'epigrafe, un'ara o una statua consacrata a Iuppiter Praestes. L'epigrafe, della quale segue il testo, è incisa su di una base di marmo, sorreggente un torso romano copia di un originale dorico, custodita nell'androne dell'attuale sede comunale a Palazzo S. Bernardino.


IOVI-PRAESTITI 

HERCVLES-VICTOR-DICAVIT 

BLANDVS-PR-RESTITVIT 


Ercole Vincitore dedicò a Giove Custode; 

Blando, pretore, restaurò 


Fonti bibliografiche.


-G. Dimatteo: “Satira” 8, Giovinale, volume 49 di Texte und Kommentare, pp. 77-78, anno 2015.

-F. Rossi: “Il ritratto del vero cittadino aristocratico, o pure la vita di Gerolamo Foscarini procurator di S. Marco capitan general da mar “ Biblioteca universitaria di Torino, p. 66, anno 1659.

-Tacito: Annales, Libro I XXIII 2, LI 1 2, Libro VI XXVII 1, XLV 2.

-Stefano Cabral&Fausto Del Re: “Delle ville e de' più notabili monumenti antichi della città, e del territorio di Tivoli”;

-Sante Viola: “Storia di Tivoli, dalla sua edificazione fino al secolo XVII”;

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